Il basilico del Campionato mondiale del Pesto è Dop, ma non di Prà…

Sabato 17, nelle prestigiose sale del Minor e del Maggior Consiglio (nella prima i più piccoli, nella seconda i più grandi), si svolge il Campionato Mondiale del Pesto al mortaio, una delle manifestazioni più prestigiose per promuovere la salsa principe della Liguria. Il pesto (che domenica 18 chiederà il riconoscimento a Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco con una grande raccolta di firme e manifestazioni in tutta la Liguria) ha come ingredienti l’aglio (di Vessalico, presidio Slow Food), l’olio extravergine di oliva Dop della Riviera, il Parmigiano Reggiano, il pecorino Fiore Sardo, i pinoli di Pisa e, ovviamente, il basilico di Prà, Dop anche quello. Però…però il basilico usato per il Campionato non è affatto coltivato a Prà, bensì a Celle Ligure, da Paolo Calcagno. Dop anche quello, state tutti tranquilli.

Paolo Calcagno, con la sua Società Agricola, sorride sotto i baffi che non ha: “Da diversi anni siamo sponsor delle varie tappe del Campionato Mondiale di Pesto al mortaio. Il fatto che il basilico di Prà sia coltivato a Celle o in altre zone della Liguria non vuole dire proprio nulla. Il disciplinare della Dop, infatti, è molto rigido, chi aderisce al Consorzio della Dop deve rispettare regole strettissime per garantire un prodotto di altissima qualità”. La sua azienda coltiva basilico genovese Dop dal 1984 in più di 5 mila metri di terreno coperti da serre. I raccolti si susseguono ogni 50 giorni, il tempo necessario per far crescere le piantine in terra, non in vasetto dove la crescita è più rapida ma, per forza di cose, di minor qualità. Vende direttamente ai trasformatori di mezza regione e gran parte del pesto artigianale che arriva sui mercati è coltivato da Paolo, che tra le altre cose è stato anche presidente provinciale della Coldiretti. “Per i Campionati Mondiali di Pesto forniamo oltre trecento cassette di basilico di altissima qualità. Farlo riconoscere Patrimonio immateriale dell’Umanità sarebbe un grandi riconoscimento per chi, come noi, coltiva con passione e amore questa piantina che arriva da lontano ma che è diventata simbolo dell’eccellenza agroalimentare ligure, sia nel pesto che nelle insalate, pensiamo soltanto all’abbinamento col pomodoro”, aggiunge Paolo. Conclude Paolo: “La nostra azienda produce e commercializza il basilico in un bouchet di piu piantine dove all’estremità inferiore cioè sulla radice,viene aggiunto del terriccio naturale avente funzione di prolungare la durata. Inoltre a causa della particolare sensibilità del basilico all’aria e al freddo, prima di arrivare sulle nostre tavole, viene collocato in apposite cassette ed avvolto nel cellophane atte ad essere trasportato senza traumi”.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...