Il cicalotto giallo, un fungo buono…da morire

Nuccio Pelle scrive oggi un pezzo molto interessante sia per chi va per funghi, sia per chi i funghi si limita a mangiarli.

La stagione dei funghi quest’anno parte molto a rilento, a causa della siccità prolungata che fino ad oggi ha impedito ai nostri boschi di “fare il pieno” d’acqua e ai diversi miceli di far spuntare i loro frutti in abbondanza.Ne possiamo approfittare per parlare di un fungo, assai ricercato e raccolto abbondantemente anche dalle nostre parti da centinaia di anni, ma che, all’inizio del terzo millennio, si è rivelato tossico: il Tricoloma Equestre, popolarmente conosciuto con il nome di “cicalotto giallo”, che da 2002 è stato tolto dal gruppo dei funghi commestibili e inserito nell’elenco delle specie velenose, di cui è vietata anche la raccolta.

Il cicalotto giallo nasce nelle pinete e nei pioppeti, di solito in famiglie più o meno numerose. Il suo colore tende ad un giallo intenso via via più “bruno” con l’età. Le lamelle sono anch’esse gialle e fitte. La carne, sotto la cuticola, è invece di un giallo più pallido. Viene consumato fresco o messo sott’olio, ed è stato considerato di maggior valore rispetto al cicalotto tradizionale (Tricoloma Portentoso). Specie molto simile, ma da sempre classificata come tossica, è il Tricoloma Sulfureo. In caso di difficoltà nel riconoscimento si usava, come “discriminante”, separare la cuticola dal cappello: nel caso del cicalotto giallo lo si fa facilmente, al contrario di ciò che avviene con il sulfureo.

Nel 2002 dal sud-ovest della Francia arriva anche da noi la notizia che un consumatore abituale di questi funghi era stato ricoverato in fin di vita, con evidenti segni di rabdomiolisi, una patologia derivata da un abnorme aumento della creatinchinasi e della mioglobina nel sangue che provoca la rottura delle cellule dei muscoli scheletrici e il conseguente rilascio di sostanze nella circolazione sanguigna. L’autorità sanitaria francese ne attribuiva le cause ad un consumo reiterato proprio di Tricoloma Equestre, raccolto in pineta. Per precauzione anche in Italia ne venne vietata la raccolta e la vendita. Esperimenti condotti in laboratorio provarono il collegamento diretto tra il consumo del cicalotto giallo e le variazioni ematiche. Oggi, però, resta ancora da scoprire la sostanza che provoca questa variazione. Due le scuole di pensiero: una si è indirizzata sul consumo di una varietà più rara, ma assai simile, che alcuni considerano una sottospecie dell’Equestre, cioè il Tricoloma Auratum, da tempo considerato sospetto. L’altra invece ritiene che la tossicità sia provocata da un secondo fungo, velenoso, che cresce e si sviluppa nelle carni del cicalotto giallo. Verrebbe così spiegato come mai in secoli di consumo non si siano notati casi di avvelenamento: il fungo responsabile non sarebbe presente in Italia.

Comunque l’abitudine alla raccolta del cicalotto giallo è dura a morire e moltissimi lo consumano ancora, nonostante allarmi e divieti. Nell’autunno 2015 è stato segnalato in Germania un caso grave di rabdomiolisi in un uomo che aveva mangiato, più volte nell’arco di un mese, proprio i cicalotti gialli. Sottoposto alle opportune (e lunghe) terapie il paziente fortunatamente si è ristabilito.

Per finire, torniamo ai consueti consigli per i cercatori di funghi: percorrere i boschi rispettandone l’ambiente; non raccogliere o distruggere i funghi non commestibili o tossici; non raccogliere esemplari vecchi di funghi anche se commestibili; asternersi dal mettere nel cestino funghi di cui non conosciamo la tossicità; in caso di dubbio, anche minimo, non consumare i funghi; sempre in caso di dubbi, rivolgersi ai micologi delle Aziende Sanitarie.

Dimenticavo una cosa. Dove è necessario il tesserino, occorre acquistarlo: quei soldi servono ai consorzi per mantenere le strade di accesso ai boschi pulite, e ad eseguire altri lavori di mantenimento e salvaguardia del territorio. Non pagare non significa “essere furbi”, ma solo pessimi cittadini.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…