Il disagio psichico sul palco di Verezzi. Con i detenuti di Marassi

Sabato 23 luglio alle 21,30 in piazza Sant’Agostino a Verezzi appuntamento con il teatro di impegno sociale. In scena “Padiglione 40, l’ordine imperfetto”, spettacolo liberamente ispirato a “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey con la Compagnia teatrale Scatenati, composta per la maggior parte da persone detenute nel carcere di Genova Marassi.

Prima della rappresentazione la consegna del Premio Camera di Commercio Riviere di Liguria 2015 a “Figli di un dio minore” di Mark Medoff (conosciuto anche per l’omonimo film del 1986), andato in scena lo scorso anno al Festival con protagonisti Giorgio Lupano e Rita Mazza per la regia di Marco Mattolini Che racconta il tema della sordità. Il Premio sarà consegnato dal presidente della Camera di Commercio Luciano Pasquale all’attore Giorgio Lupano e al regista Marco Mattolini.
Dopo “Angeli con la pistola”, andato in scena nel 2015, quest’anno gli autori Fabrizio Gambineri e Sandro Baldacci e l’Associazione Teatro Necessario Onlus propongono a Verezzi “Padiglione 40. L’ordine imperfetto”, un testo tratto dal celebre romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey, diventato nel 1975 anche un film di grandissimo successo per la regia di Milos Forman con Jack Nicholson. A recitare accanto ai detenuti saranno gli attori Carola Stagnaro, Matteo Alfonso, Filippo Anania, Francesca Pedrazzi e Silvia Bargi. La regia è di Sandro Baldacci.

 

“Il Padiglione 40 era il reparto agitati dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa proverbialmente riconosciuto da tutti come “l’anticamera dell’inferno”, scrivono nelle note gli autori, La Compagnia teatrale “Scatenati” affronta un viaggio tragicomico attraverso il drammatico mondo della reclusione psichiatrica, una realtà che in Italia, così come nella maggior parte del mondo, è stata per troppi anni un’autentica vergogna del sistema giudiziario. Lo fa ponendosi delle domande molto semplici: e se un giorno, in uno di questi ospedali, arrivasse un tizio capace di reagire alle violenze e ai soprusi? Alle sevizie e alle costrizioni? Se lo facesse contando solo su se stesso? Sulla propria identità e sul proprio carattere? E se questo individuo avesse in qualche modo un ascendente positivo sui suoi compagni di sventura? Se fosse capace di coinvolgerli scardinando un sistema fondato sull’omertà e sulla manipolazione? Se fosse capace di risvegliare sogni che sembravano ormai sopiti per sempre?

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…