Il drammarico naufragio del Sirio, quando i migranti erano i liguri

Martedì 31 maggio alle 16.30 presso il Museoteatro della Commenda di Prè in piazza della Commenda, nell’ambito delle iniziative per i 120 anni della Camera del Lavoro di Genova, sarà presentato il volume di “Il naufragio del Sirio. Una tragedia mediterranea dell’emigrazione italiana” edito da Internòs. Presentazione a cura di Camera di Lavoro Genova, in collaborazione con Mu.MA e Cooperativa Solidarietà e Lavoro. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.Nel volume, dedicato a Aylan Kurdi, il piccolo siriano annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa la cui immagine ha fatto il giro del mondo, si narra la storia della nave Sirio partita da Genova alla volta di Buenos Aires il 2 agosto 1906 carica di migranti verso le “meriche”. La nave urta una scogliera e si inabissa e porta con sé centinaia di morti. Questa tragedia è legata alla nostra migrazione quando eravamo noi ad attraversare il mare “la storia si ripete, inesorabile come una tragedia. Ancora più dolorosa perché in realtà sarebbe evitabile”. Simbolico è il luogo scelto per la presentazione del volume, la Commenda, anch’essa luogo di passaggio, dove trovavano ricovero i pellegrini diretti in Terrasanta all’epoca delle crociate e poi, nel Medioevo, punto di contatto tra il Nord Italia e i porti del Mediterraneo. Un libro in sintonia con la sezione interattiva dedicata alle migrazioni via mare, Memoria e Migrazioni del Galata Museo del Mare, il più grande e innovativo museo marittimo del Mediterraneo.

Porteranno un contributo musicale “I due canti” con Paola Lanzola, chitarrista e Roberta Nardi, cantante.

Al secondo piano del Museoteatro della Commenda di Prè, si potrà visitare la mostra fotografica “Extra –ordinary food. Lungo le vie del cibo” un viaggio sul tema del cibo in diversi paesi del mondo India, Sud America, Cina, Iran, Africa, Perù… Immagini di piante di the, caffè, riso, mais e canna da zucchero, pescatori e intagliatori di sale.

LA STORIA DEL NAUFRAGIO

La nave salpò da Genova il 2 agosto 1906 sulla transatlantica rotta per il Brasile, Uruguay e Argentina. Il 4 agosto la nave passò di fronte a Capo Palos, sulla costa mediterranea della Spagna. In questo punto il promontorio si prolunga sott’acqua per riemergere poi a formare le piccole Isole Hormigas. La profondità dell’acqua sulla linea ideale che unisce il capo a queste isolette può essere molto bassa, arrivando in alcune zone, dette “Bassi”, ad appena tre o quattro metri. Le rotte marittime dell’epoca quindi giravano all’esterno delle isole per evitare il pericolo di questi bassifondi. Inoltre sopra Capo Palos era stato costruito nel 1864 un grande faro che avvisava della pericolosità di questa costa.

img_1802.jpg

Il 4 agosto del 1906, alle quattro di pomeriggio circa, la nave navigando a tutta forza si incagliò vicino a Capo Palos, perché teneva una rotta troppo rasente alla riva. La prora fu vista innalzarsi con violenza dall’acqua per via della forte velocità.

Questa la testimonianza del comandante della nave francese Maria Louise, che assistette al fatto e partecipò all’opera di salvataggio: “Vidi passare il piroscafo italiano Sirio che navigava a tutto vapore. Facevo notare il suo passaggio al collega di bordo quando osservai che esso si era improvvisamente fermato…Vidi la prua alzarsi, inabissando la poppa. Non vi era più alcun dubbio: il Sirio aveva avuto un urto. Subito feci dirigere il Marie Louise verso il Sirio. Udimmo allora una violenta esplosione: le caldaie erano scoppiate. Poco dopo vedemmo dei cadaveri sulle onde, nello stesso tempo delle grida disperate che chiamavano soccorso giungevano alle nostre orecchie”. Le lance furono messe fuori servizio dall’impatto violentissimo, mentre molti passeggeri venivano scagliati in mare per il contraccolpo e annegarono. Secondo la testimonianza di un passeggero, l’ingegner Maggi, l’acqua entrò nelle cabine di prima classe, poi invase il corridoio di destra e infine lo spazio attorno al boccaporto di poppa e il corridoio a destra della sala macchine. In questa zona della nave si trovavano numerose donne e bambini che rimasero incastrati senza poter uscire e senza poter essere soccorsi. Il personale di bordo buttò in mare una zattera, che si trovava a poppa, e si allontanò dalla nave insieme al terzo ufficiale, che si chiamava Baglio. Rimasero a bordo solo gli ufficiali, che però persero presto il controllo della situazione. Il giornale “L’Esare” di Bagni di Lucca riporta questa descrizione: “Furono gettate a mare le lance, ma si riempirono subito di tante persone che, per soverchio peso, le fecero affondare e così tutti i disgraziati che vi erano precipitati invece che la salvezza trovarono la morte. La costa era lontana 3 chilometri dal piroscafo e gli scogli che superavano l’acqua circa un chilometro e mezzo. Venticinque o trenta uomini si salvarono guadagnando a nuoto gli scogli dove rimasero per tutto quel giorno e la notte successiva, senza nulla da mangiare”.

Una cronaca del tempo narra che la maggior parte dei membri dell’equipaggio riuscì a salvarsi semplicemente perché rimase sulla nave che, essendo incagliata, rimase a galla ancora per dieci giorni. Le vittime furono stimate inizialmente in 293 persone per arrivare ad un totale finale di oltre 500 unità. Tra le vittime del naufragio vi è il vescovo di San Paolo del Brasile, José de Camargo Barros.

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…