Il papavero dei campi, il fiore ligustico che impressionò Monet

In questo periodo, passeggiando lungo i sentieri che attraversano campi e pascoli verdeggianti della nostra Liguria, giusto alle spalle della costiera marina, è consuetudine imbattersi in appariscenti fiori rossi che spiccano nei prati e lungo i bordi delle strade.

È il papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas), una pianta annuale, erbacea, alta sino a 60 cm., con fusto eretto, ramoso e setoloso, latticifero. Presenta foglie inferiori pennatosette, con 2-3 denti per lato e lobo terminale più lungo, a contorno spatolato, le cauline a contorno triangolare con due lacinie basali patenti.
Il fiore ha un diametro di 5-7 cm., con 4 petali scarlatti, capsula sub-sferica, stigmi raggiati a forma di stella e stami non allargati. Fiorisce tra aprile e settembre.
La specie è molto diffusa in Italia e cresce normalmente in campi e sui bordi di strade e ferrovie, tanto da essere considerata una pianta infestante. I papaveri, fino a pochi decenni fa erano comunissimi anche in aree ruderali, ai margini delle strade, su ruderi e macerie. La specie oggi è meno comune rispetto al passato per via del massiccio utilizzo di erbicidi in agricoltura. Infatti, quando osservate un verde campo di grano, in cui sono assenti i papaveri, è certo che il grano è stato trattato con erbicidi…

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Il Papavero e la Cucina

Ma quanti sanno che il papavero è impiegato anche in cucina?
È semplice riconoscere il papavero dei campi quando è in fiore, inconfondibile per il rosso carminio che accende i campi e i bordi delle strade nel mese di maggio e giugno. Non è così facile, invece, riconoscerne le giovani e tenere piantine adatte per il consumo. Infatti, solo queste possono essere consumate come verdura. Si raccolgono solitamente, agli inizi del periodo primaverile. Occorre una buona dose di occhio ed esperienza, cosa scontata per i nostri vecchi, ma non così facile per le giovani generazioni, che spesso conducono una vita lontana dal mondo naturale.
I teneri germogli di papavero sono infatti squisiti in insalata, conditi semplicemente con olio e limone. Il papavero è eccellente in misticanza, insieme con altre erbe di campo spontanee, come ad esempio il grespino, la cicoria, il tarassaco, l’ortica, … Le foglie delle rosette basali, quando sono più mature, si usano cotte e condite come gli spinaci, miste alle bietole selvatiche o altre erbe spontanee. Cucinando queste erbe spontanee è bene utilizzare pochissimo sale, anzi è cosa auspicabile ovviare con le erbe aromatiche che costituiscono la nostra meravigliosa flora mediterranea: timo, santoreggia, dragoncello, rosmarino, origano, maggiorana, ecc.
Le fresche foglie di papavero possono essere utilizzate nella realizzazione di ripieni di tortelli e ravioli, risotti, saltati in padella con olio e peperoncino, zuppe, minestre, polenta, frittelle, sformati, tortini, …
I petali freschi vengono usati per colorare sciroppi e bevande.
Il Rosolaccio è blandamente sedativo e antispasmodico, se ne usano i petali e le capsule svuotate dei fiori per infusi e sciroppi utili a calmare la tosse, l’insonnia e l’eccitazione nervosa.

Il nome della pianta sembra derivi dal latino pappa o papa, termini che ricordano la consuetudine di unire i semi di papavero al cibo dei bambini allo scopo di facilitarne il sonno; tale alimento prendeva il nome di “papagna”, termine usato ancor oggi usato per indicare lo stato di sonnolenza.

Il Papavero e l’Arte

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La dea romana delle messi Cerere viene raffigurata dal pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio (Bruxelles, 1568 – Anversa, 12 gennaio 1625) con una ghirlanda di papaveri nell’opera “Cerere con allegoria dei quattro elementi” – olio su rame, 26 x 36 cm.

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Ma l’opera che meglio di tutte magnifica questo fiore umile e popolare è “Campo di papaveri” (Les Coquelicots), un dipinto a olio su tela (50 x 65 cm.) realizzato nel 1873 dal pittore francese Claude Monet (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 5 dicembre 1926) nella campagna di Argenteuil. È conservato nel Musée d’Orsay di Parigi.

Curiosità

Il termine “alti papaveri”, usato per indicare personaggi importanti, si ritiene che possa derivare da un episodio del quale fu protagonista Tarquinio il Superbo, l’ultimo dei re di Roma. Questi, per indicare al figlio Sesto il modo più idoneo per conquistare una città, che secondo lui era quello di uccidere gli uomini che ne rappresentavano i più importanti uffici, con la spada recise con un solo colpo i fiori dei papaveri più alti, presenti nel campo che si trovava vicino al luogo dove conversavano…