Il primo tricolore? È nell’entroterra di Albenga

Oggi proponiamo un pezzo di cronaca, una curiosità che riguarda l’entroterra di Albenga, Onzo in particolare, ma che può incuriosire tutti.


Il giallo del Tricolore. A Onzo, entroterra di Albenga, rischia di essere riscritta la storia del Tricolore. Già perchè nell’ormai tradizionale mostra di primavera organizzata dalla Fondazione TribaleGlobale diretta da Giuliano Arnaldi, viene esposto un dipinto inedito, attribuito a Pietro Balestra, artista e sacerdote attivo a Busseto nel XVIII secolo. «Ho scelto di esporlo sia per la forza immaginifica e la qualità estetica tipica di quell’artista nel raffigurare l’estasi della Ascensione della Madonna, sia per un particolare che mi ha colpito: in basso a destra, ai piedi di un giovane che contempla in estasi l’Ascensione è raffigurata una bandiera tricolore. 

 


Se lo studio più approfondito del dipinto confermerà l’attribuzione e l’integrità della pittura il dipinto farà discutere, anche perché il Balestra morì nel 1789, ovvero diversi anni prima della nascita ufficiale della nostra Bandiera. Perché un Sacerdote dipinge una Bandiera Bianca, Rossa e Verde ai piedi della Madonna? Azzardo una ipotesi: Dante, nel Purgatorio, presenta le tre virtù teologali come tre donne vestite appunto di rosso (carità), bianco (fede) e verde (speranza), nel canto XXIX. Ed è poi la stessa Beatrice che rappresenta la teologia – la summa di carità fede e speranza – e a comparire di conseguenza vestita dei tre colori.

 


«Può essere che Pietro Balestra abbia voluto esprimere in questa forma un profondo significato estatico: in fondo Beatrice sostituisce Virgilio nel viaggio di Dante proprio quanto egli si affaccia alle porte del Paradiso, e gli compare in uno splendore di gloria sostituendo alla guida della ragione (Virgilio) quella della Teologia, che trova in Beatrice una allegoria perfetta e indispensabile per percorrere la strada del Paradiso», commenta Arnaldi. Bianco, rosso e verde a quel tempo erano peraltro nell’aria in terra emiliana. 

 


Sono due giovani studenti Bolognesi – Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni – ad usare per primi la coccarda tricolore in un tentativo di sollevazione avvenuto a Bologna contro il potere assoluto che opprimeva la città da duecento anni, sostituendo l’azzurro della bandiera francese con il verde al fine di affermare una identità, ed è a questo episodio che Napoleone fa riferimento nel decretarne l’uso nel 1796. La trasversalità del Tricolore tra origini cattoliche e laiche è peraltro confermata dallo stesso Giosuè Carducci (che certo non fu clericale…): in presenza del Re, ed in occasione del primo Centenario della nascita del Tricolore, celebrato il 7 gennaio del 1897 a Reggio Emilia, ne ricordò l’antica origine sacra con queste parole: «Sii benedetta. Benedetta nell’immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre, nei secoli! Nel santo vessillo quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle tre sacre virtù onde la patria sta e si augusta: il bianco, la fede serena che fa divina l’ anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene nella gioventù de’ poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi». 

 


«Se queste riflessioni sono fondate, si conferma il pensiero di chi vede salde radici cattoliche nell’esperienza del Risorgimento, al di là del ruolo storico dello Stato Pontificio. Per ciò che mi risulta siamo inoltre davanti alla prima raffigurazione del Tricolore inteso come insegna: certamente non è possibile stabilire l’intenzionalità dell’artista nel riferire questa immagine ad un sentimento patriottico nazionale, ma è curioso che un Sacerdote scelga di rappresentare le Virtù Teologali in forma di Bandiera, e lo faccia nei luoghi e nel periodo in cui quel simbolo è al centro di mutamenti profondi ben radicati nel territorio in cui egli agisce. Resta comunque la constatazione del fatto che l’Arte parli, sia viva e riservi sorprese a chi resta sempre disponibile a sorprendersi…”, conclude Arnaldi. 

 

LA MOSTRA  

Il tormento e l’Estasi: Opere Sacre dalla Collezione Di Betta è una mostra curata da Giuliano Arnaldi per Fondazione Tribaleglobale con il Patrocinio Gratuito del Comune di Onzo, Savona e visitabile a Onzo nella Sala Polivalente sino al 10 aprile. In esposizione tra l’altro una Collezione di Cristi in Bronzo, Avorio e Legno datati tra il XVI e il XVIII secolo, un “ Ecce Homo” dipinto ad olio su tela databile nel XVIII secolo e l’opera attribuita a Pietro Balestra. Entrambi i dipinti sono inediti.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…