Il Redentore sul Monte Saccarello, Porta Santa delle Alpi Marittime

Il monte Saccarello, il monte più alto della Liguria e delle Alpi Marittime, è dal 1947 uno dei punti di confine amministrativo tra le province di Imperia e di Cuneo e confine di Stato tra l’Italia e la Francia. Proprio dal Saccarello nasce il Tanaro. Il Saccarello, con i suoi 2.201 metri, assieme al monte Frontè (2.152 m), alla cima Missun (2.356 m) e al monte Bertrand (2.482 m) forma il nodo del monte Saccarello, massiccio alpino, costituito in prevalenza da substrati calcarei flyschoidi (Unità di Sanremo), che si caratterizza per le morfologie relativamente poco aspre. Ma non è del Saccarello, in quanto monte, che oggi, domenica, liguriaedintorni.it vuole parlare. Oggi, giornata dedicata al sacro nel territorio ligustico, parliamo del Redentore, l’imponente statua costruita sulla vetta del monte Saccarello. La statua, a poche centinaia di metri dal rifugio, fu costruita tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, anno giubilare. Un anno che, come vedremo in seguito, ha un suo perchè. Alla fine del XIX secolo, Infatti, papa Leone XIII propose la costruzione di venti monumenti per un grandioso omaggio a Dio, da edificarsi su altrettanti monti nelle diverse regioni italiane in occasione del Giubileo del 1900. II 5 settembre 1896 veniva annunciata l’iniziativa, già approvata e benedetta da Papa Leone XIII, per rendere omaggio a Gesù Cristo Redentore. Si formava il Comitato locale romano per l’omaggio a Gesù Cristo Redentore, presieduto dal commendator Filippo Tolli, che aveva in diverse diocesi italiane dei corrispondenti, attraverso i quali portare ad esecuzione pratica l’idea. Fu deciso di consacrare 19 monti di diverse regioni con la costruzione di altrettanti monumenti al Redentore. Successivamente i monti diventarono 20 per l’aggiunta del monte Capreo nei pressi di Carpineto città natale di papa Gioacchino Pecci (Leone XIII).

 Nel 1900 vennero murati nella porta santa della basilica di San Pietro, aperta per il Giubileo, i venti mattoni provenienti dai rispettivi comitati locali. I venti monti indicati dal Comitato centrale erano i seguenti: Mombarone, Piemonte settentrionale; Monviso, Piemonte meridionale; Monte Saccarello, Liguria; Monte Guglielmo, Lombardia; Matat, Veneto; Monte Cimone, Emilia-Romagna; Corno alle Scale, Toscana settentrionale; Monte Amiata, Toscana meridionale; Monte Vettore, Umbria e Marche settentrionali; Monte Cimino, Viterbese; Monte Guadagnolo, Regione Romana; Gran Sasso d’Italia, Abruzzo settentrionale; Majella, Abruzzo meridionale; Monte Altino, Campania occidentale; Monte Acero, Campania interna; Martina Franca, Puglia; Montalto, nell’Aspromonte, Calabria; Monte San Giuliano, Sicilia; Monte Ortobene, Sardegna; Monte Capreo, Lazio. 


L’8 luglio 1899 il comitato spediva ai corrispondenti diocesani la seguente circolare: “Illustrissimo e Reverendissimo Signore, le alte cime dei monti che dominano le regioni italiche, si presentano come luoghi quant’altri mai adatti per collocarvi un imperituro ricordo dell’Omaggio al Redentore, attestante ai posteri la dedicazione a Gesù Cristo del sec. XX. L’esempio dei nostri maggiori conforta il Comitato a questa santa impresa, dappoiché troviamo appunto innalzato il simbolo della Redenzione nei luoghi elevati a gloria di Cristo ed a conforto dei popoli. Ora pertanto il Comitato ha prescelto dalle Alpi alle Madonie diciannove montagne – appunto quanti sono i secoli della Redenzione – adatti per innalzarvi un ricordo dell’Omaggio, in modo che nell’Italia venga a formarsi una simbolica corona sacra al Redentore. E perché la proposta possa effettuarsi facilmente e regolarmente, il Comitato ha deliberato di rivolgersi ai corrispondenti dell’Omaggio, affinché procedano alla costituzione di un gruppo di persone nelle città prossime alle montagne principali della regione per provvedere insieme: 1-alla scelta della vetta più visibile ed insieme di possibile accesso’, 2-alla raccolta delle piccole offerte occorrenti per V acquisto del ricordo; 3-al collocamento del ricordo stesso sulla vetta della montagna; 4-a promuovere un devoto pellegrinaggio che possibilmente sia presente alla cerimonia; 5-a far celebrare, prima del collocamento del ricordo, una messa sul luogo stesso. Finalmente perché la cerimonia avvenga contemporaneamente è stata scelta nell’ottava del Corpus Domini, II Comitato Romano promotore, dietro richiesta, s’incaricherebbe di procurare l’oggetto artistico da costruire il ricordo Essendo ben noto lo zelo della S.V. che accettò di essere corrispondente del Comitato Internazionale dell’Omaggio, si nutre fiducia che vorrà occuparsi dell’effettuazione di così bella opera in cotesta regione, potendo del resto facilmente in qualche società o comitato parrocchiale costituire il gruppo richiesto. Il Comitato Romano, mentre è sempre pronto a fornire gli opportuni schiarimenti, deve vivacemente pregare a far conoscere se accetta l’incarico, in quale città della regione ha costituito il gruppo, col quale poter direttamente comunicare con circolari ed altro.

Ringraziando,Ill.ma mi è grato ai sottoscritti attestare i sensi della loro stima e considerazione.

Roma, 8 luglio 1899

II Presidente: Comm. Filippo Tolli Segretari: Filippo Cancani Montani Augusto Grossi Gondi
Per chi volesse, invece, saperne di più sul monte Saccarello può vedere il post pubblicato a gennaio in questo blog.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…