Il Salone Agroalimentare Ligure, una visita di gusto a Finalborgo

Il Salone Agroalimentare Ligure, ormai una tradizione di Finalborgo, ha aperto i battenti venerdì pomeriggio ai chiostri di Santa Caterina, ma quest’anno ha allargato i suoi spazi anche nelle piazzette del centro storico dell’Antico Marchesato e fuori dalle mura. Tanti espositori, non solo provenienti dalla Liguria, ma anche da Piemonte, Emilia Romagna, Sardegna e tante specialità enogastronomiche.

Rispetto al passato il Salone Agroalimentare ha aggiunto punti di forza e, contemporaneamente, punti secondo noi da rivedere. Aver ampliato, così tanto, gli espositori con specialità di altre regioni rischia di snaturare l’originale idea, vincente, di promuovere le eccellenze agroalimentari liguri. Il pericolo, insomma, è quello di trasformare un appuntamento ligustico nell’ennesimo mercato (non a caso, tra gli espositori, abbiamo visto banchi già conosciuti nelle varie fiere, oneste e di qualità, senza dubbio) organizzato nei viali di varie cittadine rivierasche. Detto questo, veniamo ai punti di forza, il primo sicuramente innovativo, mettere a confronto chi vende e chi compera, in un “buy Liguria” decisamente originale e decisamente da potenziare. Positiva anche l’organizzazione di incontri e seminari tematici, dal tartufo in poi, per dare una mano ai produttori, anche in termini tecnici. Al di là di cose positive e negative (cose da addetti ai lavori, non certamente del pubblico che, invece, si diverte e apprezza la formula del Salone) la manifestazione anche quest’anno non solo merita una visita, ma anzi merita di metterla nel mirino per una giornata diversa, piena di sapori e saperi. Del resto è difficile trovare, in un solo posto, nella stessa giornata, la focaccia di Recco (dove incontri i grandi amici-fratelli Cinzia Mattioli e il marito chef Paolo Alberelli del Doc di Borgio), le colombe artigianali fatte con lievito madre, olio extravergine di oliva della Riviera (quella Savonese e quella Imperiese, proponiamo di assaggiare quello di Garello di Nasino e quello della Cooperativa di Arnasco), vini liguri e piemontesi, formaggi eccelsi (ricordiamo quelli di pecora brigasca di Aldo Lomanto, ma anche il Nero dell’Appennino emiliano), i dolci, il cioccolato, il caffè della Genovese, preparato dal patron Alessandro Borea e da Italo Mazzucco. Senza dimenticare il “Vivere Sostenibile” di Graziano Consiglieri, una free press che parla di natura e sostenibilità). E fuori i fiori, le aromatiche (passare dallo stand di Gianni Caviglia per capire le aromatiche di Albenga), gli animali di Asinolla. Insomma, una manifestazione che merita una visita, con tutta e per tutta la famiglia.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...