Imperia dice addio all’Agnesi. Io ai suoi fidelini

Addio pasta Agnesi. Ero un consumatore, ma sarebbe più giusto dire che avevo una dipendenza fisica, di fidelini (in italiano capelli d’angelo) all’olio (a volte, lo confesso, al burro con una montagna di parmigiano), rigorosamente firmati Agnesi. Sin da piccolo di affascinava quel veliero che portava il grano dall’Ucraina, e quando capitavo al porto di Oneglia cercavo tra le barche quel maestoso simbolo dei mercanti liguri. Ero piccolo, non capivo tante cose (anche ora, da vecchio, non è che ne capisca molte di più, ma la barba bianca mi da un’aria saggia…), ma sapevo che Agnesi era la pasta, era la Liguria. Crescendo, lavorando nella comunicazione, avevo trovato geniale il “Silenzio parla Agnesi” del 1985. E pochi anni più tardi scoprii il museo della pasta, che la famiglia Agnesi aveva aperto a Pontedassio, nel primo mulino dove, nel 1824, cominciò la storia imprenditoriale di un marchio. Una storia che oggi, dicembre 2016, per me finisce. Ora il pastificio lascia Imperia. Non entro, non è il blog adatto, sulle vicende occupazionali e sindacali (tutta la solidarietà, in ogni caso, ai dipendenti purtroppo lasciati in parte soli da una politica miope). Il marchio Agnesi continuerà a vivere e firmerà pacchi di pasta prodotta a Fossano (buona, sicuramente, ma nessuno vedrà mai approdare il veliero carico di grano nel porto di Fossano…), farà la pubblicità, come ha già fatto, mettendo Portofino in sottofondo. Il Gruppo Colussi, proprietario di Agnesi, faccia pure le sue scelte imprenditoriali. Io (e credo come me tanti liguri) faccio una scelta di gusto: non compero più pasta Agnesi. Il gusto non dipende solo dalle papille. Anche la storia, la cultura, il rispetto delle tradizioni creano i prodotti di eccellenza. Agnesi lo era, oggi è solo pasta. Senza anima.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…