In guerra sul mare. Nel 1915

L’Italia ripudia la guerra, lo abbiamo scritto nella Costituzione, ma c’è stato un tempo (e purtroppo si sentono nuovamente gli echi) che la guerra la facevamo. Non sempre ci siamo coperti di gloria, a dire il vero, ma la storia, piccola, che stiamo per raccontare oggi, parla di una eccellenza bellica made in Liguria, a Varazze, nei Cantieri Baglietto: i Mas.

 

Il Motoscafo armato silurante o Motoscafo anti sommergibile, più conosciuto con l’acronimo MAS (originariamente derivante da Motobarca Armata SVAN), era una piccola e veloce imbarcazione usata come mezzo d’assalto dalla Regia Marina durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Si trattava di un motoscafo da 20-30 ton. di dislocamento, con una decina di uomini di equipaggio e armamento costituito generalmente da 2 siluri e alcune bombe di profondità. Il loro impiego era sia come pattugliatori anti sommergibile che come mezzi da attacco insidioso alle navi della flotta austriaca, a seconda degli equipaggiamenti.

I MAS, derivati dalla tecnologia dei motoscafi civili con motori a benzina a combustione interna, compatti e affidabili, ebbero un’ampia diffusione nella Regia Marina durante la guerra del 1915-18. Montavano motori entro-fuoribordo di concezione automobilistica, di grande potenza ed efficienza, ad iniezione diretta, ovviando in tal modo ai problemi di carburazione del motore dovuti alla scarsa raffinazione del benzene usato come carburante. Alcuni esemplari (ad esempio quello usato da D’Annunzio e da Luigi Rizzo nella beffa di Buccari, azione di disturbo alla flotta austro-ungarica ancorata nella baia di Buccari), montavano due motori ridondanti, uno a servizio dell’altro, nell’ottica d’incremento puro d’efficienza e affidabilità del mezzo navale.

L’ineffabile “Vate”, Gabriele d’Annunzio, certo un estimatore dell’audacia che tali mezzi richiedevano, utilizzò la sigla MAS per il suo motto: Memento Audere Semper.

 

Un grande successo, conseguito dai MAS durante la prima guerra mondiale, fu l’affondamento presso Premuda, sulle coste dalmate, della corazzata Szent István, all’alba del 10 giugno 1918, durante un agguato, condotto da Rizzo, che colpì a sorpresa la nave.

Mentre l’imbarcazione italiana fuggiva nella confusione, la Szent István accusò un colpo mortale. Nonostante fosse molto moderna e potente, non aveva una sufficiente protezione subacquea: le valvole di bilanciamento erano poco praticabili e posizionate sotto il ponte caldaie, praticamente inaccessibili, e dopo poco tempo si rovesciò.

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…