In Liguria si paga anche il mugugno 

Si chiama mugugno ed è una parola che, come un’altra locuzione molto più vicino al trivio, (5 lettere, comincia con b e finisce con n…), rappresenta in maniera plastica e diretta il carattere ligure. E, se vogliamo, ha anche un passato nobile, latino per l’esattezza. La locuzione “ius murmurandi”, infatti, tradotta letteralmente, significa diritto di mormorare (nel senso propriamente ligure di “mugugnare”). Viene contrapposta, a volte, anzi spesso, con una sorta di retroscena umoristico, al diritto di non essere d’accordo e di fare qualche cosa ma con almeno la soddisfazione di dire “è sbagliato”. Non che sia una caratteristica solamente ligure, sia chiaro, chi non ricorda il grandissimo Bartali e il suo “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, ma certo in Liguria il mugugno viene addirittura codificato. Nel vocabolario marinaresco Ligure, infatti, il mugugno è il brontolio di critica a un ordine dato, pur eseguendolo. I marinai di Camogli, reputati i migliori del mondo, per antico privilegio, avevano, rispetto agli altri, paga migliore e diritto al mugugno. Così, durante l’esistenza della Repubblica Marinara di Genova chi andava per mare poteva scegliere tra due tipi di ingaggio: “con diritto di mugugno” o ”senza mugugno”: chi firmava il contratto “con mugugno”, percepiva una paga inferiore, ma poteva lavorare mugugnando e brontolando. E non possiamo scrivere, per motivi censori, quali fossero i brontolii. Oggi il mugugno è un segno d’identità della Liguria, riconosciuta per la sua gente chiusa e stundaiu, apparentemente restia all’accoglienza e al turismo. 

La contrapposizione Del contratto marinaresco, però, si spiega meglio opponendo la libertà di manifestare pubblicamente il proprio pensiero alla possibilità di esprimere almeno privatamente un senso critico (in genere contro il potere), quale residua libertà concettuale lasciata all’individuo.

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…