La Cipolla Belendina sale sull’Arca Slow Food e si “sposa” con la toma brigasca ad Azzurro, Pesce d’autore

La cipolla belendina

Di “Azzurro, Pesce d’autore”, la rassegna enogastronomica in corso di svolgimento ad Andora, zona porto, abbiamo scritto e raccontato qualche giorno fa, pubblicando il programma completo, oggi raccontiamo quel che succederà  domenica 29, alle 18, quando si svolgerà l’incontro “Una storia da raccontare. Una cipolla riscoperta, un abbinamento del territorio da imparare e gustare”, con Stefano Pezzini (chi scrive)  e con Monica Miroglio, fiduciaria Slow Food della Condotta di zona. Un incontro che servirà a presentare la Cipolla Belendina, eccellenza di Andora, che proprio in questi giorni è salita sull’Arca di Slow Food, primo passo per diventare presidio. A seguire, Un matrimonio che s’ha da fare! Degustazione della composta di cipolla belendina con la toma di pecora brigasca, Presidio Slow Food, e della mostarda di cipolla belendina con la ricotta di pecora brigasca. I vini in abbinamento sono della Cantina Cascine Praié di Andora.

LA CIPOLLA BELENDINA, STORIA E GUSTO

La Cipolla Belendina, rossa e dolce come quella di Tropea, grazie a Marco Gagliolo, andorese Doc, funambolico promoter dei prodotti liguri, è una vera eccellenza andorese.  Racconta Gagliolo: “E’ una cipolla che, stando alle ricerche che abbiamo fatto e alle testimonianze dei contadini più anziani, si comincia a coltivare ad Andora a cavalle dell’800 e del ‘900. Probabilmente, a noi piace pensarla così, ma ci vorranno degli studi scientifici per provarlo, la cipolla arriva dal mare, portata da Settimio Denegri, da giovane marinaio e, dopo la nascita del secondo figlio, contadino in località Mezz’acqua, mezzadro dei Momigliano, famiglia torinese che aveva comperato una grande proprietà ad Andora”. Del resto le cipolle, tutte le cipolle, arrivano dall’Oriente ed è quindi possibile che Denegri abbia incontrato la cipolla durante uno dei suoi viaggi e portato ad Andora le semenze. Marco Gagliolo “salta” la prima metà del ‘900, quando Andora, assieme ad Albenga, era la capitale dell’agricoltura rivierasca (si coltivavano pomodori, zucchine e, soprattutto, era famosa per i suoi frutteti) ed arriva agli Anni ’60: “Sono gli anni in cui Andora scopre una vocazione turistica importante ma lo sviluppo edilizio, tra seconde case, alberghi, campeggi, porterà via molti terreni all’agricoltura, con il rischio di perdere anche la nostra cipolla. Per fortuna qualche contadino continua a coltivarla, siappure per uso poco più che famigliare. Ma il vero artefice del miracolo dell’esistenza ai giorni nostri della cipolla rossa di grosse dimensioni a forma di fiasco e dal sapore dolcissimo è il mezzadro Trentino Bellenda, Trentin, che per decenni ne ha curato la semenza e la riproduzione, di qui il nome Belendina”.

IL RACCONTO DI TRENTIN BELLENDA

Incontriamo “Trentin” Belklenda (l’uomo che ha sviluppato la coltivazione della cipolla belendina) nella sua casa andorese, assieme alla figlia Marina e al figlio Alessandro. Nonostante gli anni e una vita trascorsa a coltivare la terra “Trentin”, 91 anni, è non solo lucidissimo, ma anche diritto come un fuso. L’amore tra Bellenda e la cipolla andorese risale a tanti anni fa, quando “Trentin” prese a mezzadria un ampio podere ad Andora. La Cipolla Belendina si coltivava nella piana di Andora già dagli inizi del ‘900. Era arrivata, secondo la leggenda, via mare, portata da Settimio Denegri, da giovane marinaio e poi agricoltore in località Mezzacqua. Sino agli Anni ‘60 la cipolla viene coltivata negli orti cittadini che, via via, scompaiono, inghiottiti dai palazzi che trasformano Marina di Andora in Andora. E’ in quegli anni che “Trentin” incontra la cipolla che oggi porta il suo nome: “Mi innamorai subito di quell’ortaggio, grosso, pesante anche un chilo e mezzo, una forma stupenda, a fiaschetta, di un granata che regala gioia. Ho cominciato a coltivarla e a fare la semenza”, racconta. Una semenza che “Trentin” distribuiva a molti agricoltori andoresi, sempre di meno, come detto, per l’avanzata dell’urbanizzazione. Una semenza che, nonostante gli anni, Bellenda fa ancora per il suo orto e per gli amici. E’ proprio grazie a questa passione se la Cipolla Bellendina è arrivata sino a noi. Racconta ancora “Trentin”: “A differenza di altre cipolle questa ha una resa notevole. Si raccoglie da maggio ad agosto, prima come cipollotto, poi come cipolla. Ha un gusto dolcissimo, non rinviene come le altre, e quando è matura arriva a superare il chilo. Ne raccoglievamo moltissime casse che vendevamo sia ai grossisti che nei mercati. C’erano clienti che arrivavano da Torino o Milano per acquistarla. E’ stata servita in ristoranti di grande prestigio come la Vecchia Lanterna a Torino”. Agli inizi degli Anni ‘90 Trentino Bellenda va in pensione e la Cipolla Belendina inizia la sua lenta discesa nella memoria degli andoresi. Un pericolo che Marco Gagliolo scongiura qualche anno fa. La produzione, siappur minima, riprende e Creuza de Ma, la propone in confettura da accompagnare egregiamente carni e formaggi. Trentino Bellenda, in ogni caso, ne consiglia l’uso fresco: “Una bella frittata è la sua morte, ma anche cruda nel condiglione è buonissima”, commenta. “Sono contento che ora ci sia questo interesse attorno a questa cipolla dopo anni che è stata dimenticata. E pensare che una volta andava letteralmente a ruba. Ricordo che un tipo, non dirò il nome, aveva cominciato a rubare ogni sera dei mazzi di cipolle che poi vendeva alla bocciofila. L’ho aspettato una sera e, quando è arrivato, gli ho detto che se l’avessi visto un’altra volta nei paraggi non mi sarei limitato alle parole. Non l’ho più visto”, sorride. Ma la Cipolla Belendina cresce solo ad Andora? A rispondere è la figlia Marina: “Io abito a Gorra, sopra Finale Ligure, e la coltivo senza problemi. Però non riesco a fare la semenza, sembra proprio che si riesca a fare solo nel terreno di Andora”, dice.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...