La Difficile storia italiana a Cervo

A Cervo, per la rassegna Cervo in blu…d’inchiostro, venerdì alle 17 arriva Walter Barberis, presidente della casa editrice Einaudi, per parlare della “Difficile storia italiana”, con la presentazione del libro “Bisogno di patria”. L’incontro, a ingresso libero, avverrà nell’Oratorio romanico di Santa Caterina e vedrà la partecipazione dell’Associazione musicale San Giorgio.  
Oltre che editore (è all’Einaudi dal 1975) Walter Barberis insegna Storia moderna e Metodologia della ricerca storica presso l’Università di Torino. Ha pubblicato numerosi studi sulla formazione delle classi dirigenti in età moderna e, in particolare, Le armi del Principe. La tradizione militare sabauda (Einaudi, 1988 e 2003). Ha curato la Storia d’Europa Einaudi, Il libro del Cortegiano di Baldesar Castiglione (Einaudi, 1998), l’Annale della Storia d’Italia 18. Guerra e pace (Einaudi, 2002), I Savoia (Einaudi, 2007) e La Compagnia di San Paolo (2013). Ha pubblicato il saggio Il bisogno di patria (Einaudi, 2004 e 2010).
Scrive Barberis: “L’Italia ha perso la competizione con altri paesi europei perché è rimasta intrappolata nella sua dimensione comunale e campanilistica, nella sua mentalità di fazione e senza il sentimento di una comunità nazionale. Perché? Ci sono tre momenti che varrebbe la pena di vedere insieme. Il primo è il passaggio da una Italia di città straordinariamente competitive in Europa e nel mondo conosciuto (nel secolo XIV: Firenze, Venezia, Genova, Milano…) a un’Italia irrimediabilmente sottomessa e perdente nella gara con altri Stati europei (Francia, Spagna, Inghilterra, Olanda) ai primi del Cinquecento (Machiavelli, Guicciardini, Castiglione ecc. ). Cosa è successo?

Il secondo momento storto è quello che ci è stato consegnato come la svolta della storia italiana, quello della sua indipendenza e unità negli anni 60/61 dell’Ottocento. Quella epocale riunificazione ha occultato sotto la propaganda nazionalista e filosabauda una vera e forse definitiva disunità italiana. Anche se molte istituzioni unitarie hanno provato a ricucire il tessuto strappato (scuola, esercito, pubblica amministrazione, costituzione). Ma Nord e Sud sono rimasti distanti. Perché? Infine, in pieno Novecento la fine del fascismo non è stata indolore, né ugualmente vissuta e interpretata alla stesso modo. Nord e Sud, nuovamente; ma non solo. Oggi molti parlano di necessità di una memoria condivisa: è possibile, ha senso, oppure bisognerebbe mettere mano alla storia (che non è memoria, anche se spesso se ne parla come se fosse la stessa cosa) ? Perché siamo irriducibili a una idea di comunità con regole condivise pur nella salutare diversità delle idee?” 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…