La Famiglia nell’era digitale

L’influenza della tecnologia nelle relazioni… ovvero “Connessi col Mondo, isolati in Famiglia”.

Il Premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa ci ha definito “Un popolo di scimmie”.

«Internet ha messo in soffitta la grammatica, l’ha liquidata, per cui si vive in una specie di barbarie sintattica. Se scrivi in quel modo è perché parli in quel modo. Se parli così è perché pensi così, e se pensi così è perché pensi come una scimmia». Come dire, più ci si evolve in questa visione post-orwelliana e più la nostra mente regredisce all’età della pietra. Sarà poi così? In fondo i personal media in questi ultimi mesi hanno permesso anche battaglie democratiche importanti. È possibile che non ci sia proprio nulla da salvare?

Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università La Sapienza di Roma puntualizza che «la connessione non deve essere un pretesto per isolarsi. Quando in famiglia non si va d’accordo, la tavoletta diventa una scusa per non affrontare la realtà. L’ideale sarebbe avere una sola tecnologia con tutti i parenti intorno, con mamma e papà che insegnano ai figli come usarla, aggiornando in primo luogo se stessi». In una società convergente come questa, il ruolo e la responsabilità dei genitori sono aumentati rispetto al passato, quando l’ambiente esterno condivideva i valori e li sosteneva nelle loro scelte educative. Oggi c’è bisogno di una guida. Alla base di questi nuovi modelli cognitivi, c’è una collettività di interessi che cresce a dismisura ogni giorno. Le persone si “autoconfigurano” continuamente, nonostante siano soggette a stress tecnologico, senza esser più in grado di dire dei sani no.

Roberto Grandi, professore di Sociologia dei Processi Culturali all’Università di Bologna, afferma che «i rapporti interpersonali sono in concorrenza con quelli virtuali, ma lo spazio virtuale non sostituisce gli spazi fisici».

Jean Piaget sostiene ancora che «l’apprendimento avviene attraverso l’esperienza». Occorre allora educare i propri nostri figli ad esperienze fatte di voci reali, di suoni e colori che provengono dal mondo in cui vivono, di giochi fatti di mani che si colorano e fazzoletti di carta che improvvisamente diventano l’abito di una principessa o il mantello di un super eroe, facciamogli sentire che siamo lì per loro e non che abbiamo bisogno di staccarci da loro perché siamo troppo stanchi.

Attenti quindi all’involuzione data dalla tecnologia: non vorremmo avere come risultato uomini sempre meno intelligenti…