La Festa dell’Imperatore a Camogli

Sabato 25 alle 20.30, domenica 26 alle 17 e lunedì 27 alle 10.30, al Teatro Sociale di Camogli va in scena La Festa dell’Imperatore, Mozart e la grazia comica e musicale della compagnia Karromato dalla Repubblica Ceca. Uno spettacolo di successo mondiale. 
La festa dell’imperatore della compagnia ceca Karromato, è uno spettacolo di marionette che tocca l’immaginazione grazie a personaggi in legno di tiglio come grandi bambole, che giganteggiano nella scenografia barocca. Il gioco di spazi, profondità e luci dilata le proporzioni. Il movimento delle marionette si accompagna alle suggestioni del teatro d’ombre e colpisce per la forte ironia. Un’arte vecchia duecento anni. Una compagnia di Praga (qui a Luis Montoto e Pavla Srncova si affianca l’italiana Francesca Zoccarato) che dal 1997 propone la sua poetica da Taiwan al Sudamerica, cercando sempre di attualizzare e internazionalizzare il linguaggio.
La festa dell’imperatore s’ispira a un episodio della vita di Mozart e si svolge a Vienna, splendida capitale dell’impero asburgico. Nel 1786 il compositore sta lavorando alle Nozze di Figaro. Nel vicino palazzo di Schönbrunn, il più celebre della capitale, l’imperatore Giuseppe II riceve la lettera dalla sorella Maria Carolina (sposa al re Ferdinando IV) che gli annuncia la sua prossima visita da Napoli. Stiamo parlando del fratello e della sorella di Maria Antonietta. La Rivoluzione Francese è alle porte. Il „la“ iniziale lo dà l’imperatore burattino in vasca da bagno. Poi atmosfere fiabesche e toni ilari si rincorrono in questa rappresentazione. L’imperatore decide di organizzare una festa per l’arrivo della sorella: incarica Mozart di comporre un’opera breve secondo un libretto da lui proposto. Mozart, alle prese con Le nozze di Figaro, accetta malvolentieri. Ma in prossimità della prima tutto si complica: le cantanti discutono costantemente durante le prove, la scenografia non è pronta. Una fine parodia. Uno sguardo comico che fornisce una visione anche da dietro le quinte. E una riflessione attualissima sulle difficoltà dell’artista, obbligato a cercare il compromesso tra libertà creativa e bisogno di guadagnarsi la vita.
Lodevole quest’arte che usa il montaggio in parallelo, e sfrutta in verticale tre livelli: didascalie in alto; le ombre cinesi al centro; le marionette in basso. Le scene esilaranti attingono alla comicità, alla clownerie da circo e ai cartoni animati. Si susseguono salti, capitomboli e martellate in testa. Mogli arcigne colpiscono con padellate, bimbi-bruchi minacciano col pianto fragoroso. Ci sono un imperatore dal naso spropositato, una cantante lirica che si esibisce in rimbombanti acuti, personaggi vari, ognuno che combina un disastro diverso. Le marionette rafforzano il linguaggio del corpo in maniera straordinaria. Creano da sole l’espressività comica tipica del mimo. Hanno un’anima, espressioni che farebbero concorrenza a Buster Keaton. È la cifra, buffa ed essenziale, di questo teatro gentile, semplice, che libera la fantasia ed esorcizza la dilagante tecnologia contemporanea. 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…