La Liguria del vino fa sposare turismo e agricoltura. Per crescere

Questa è una dichiarazione d’amore nei confronti di un territorio e, soprattutto, della sintesi dei suoi profumi, del suo carattere, dei suoi colori, una sintesi chiamata vino. La Liguria del vino, negli ultimi vent’anni o poco più, ha fatto passi da gigante raggiungendo vette impensabili.

Pigato e Rossese di Dolceacqua (restando a Ponente, ma senza tralasciare i grandi prodotti delle Cinque Terre) restano i portabandiera del gusto ma alle loro spalle hanno trovato spazio e prestigio antichi vini come Granaccia, Buzzetto, Ormeasco e altri ancora.

I produttori genovesi, savonesi e imperiesi hanno imparato non solo a vinificare in maniera eccellente, ma anche a diventare comunicatori, esperti di marketing, a fare squadra. A differenza di altre categorie lavorative della Liguria i produttori di vino si sono uniti, si spingono l’un l’altro, vanno assieme alle fiere, organizzano degustazioni.

I risultati si sono visti nelle guide, con le cantine liguri che ottengono stelle e bicchieri, ma anche con l’ampliamento delle attività aziendali. Molte cantine, oggi, sono anche agriturismi di grande charme e prestigio. La dimostrazione che agricoltura e turismo non solo possono convivere ma, addirittura, possono marciare di pari passo per rilanciare le Riviere, la Liguria.

Per raggiungere gli obiettivi questo blogzine sta “spingendo” da poco più di un anno la promozione del made in Liguria. Nei prossimi mesi, assieme a produttori, operatori turistici, associazioni, lavorerà per fare ancora meglio e unire le forze per portare la nostra regione ancora più in alto.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…