La Liguria delle Casacce

La Liguria delle Casacce è una Liguria ricca di storia, fascino, tradizione. Il racconto che ne facciamo è, per forza di cose, stringato (è tratto da Wikipedia) e sicuramente non esaurisce la storia di oratori e confraternite. Manca la parte napoleonica, con la soppressione delle Casacce, manca il restaurazione, mancano insomma un sacco di cose ma, come abbiamo sempre scritto, questo blog vuole solamente dare delle pillole di Liguria.

 

Casacce – o Casacce de’ disciplinanti – è il nome dato alle antiche e radicate confraternite della Liguria, situate essenzialmente a Genova o in aree geografiche sotto l’influenza della Repubblica di Genova. Tali associazioni nascono come confraternite cattoliche, che come prassi normale hanno sede fisse in un oratorio dedicato al Santo a cui è dedicata anche la confraternita. Nate dai battuti per rivivere la Passione di Cristo, si è introdotto e consolidato nel corso dei secoli la tradizione del cristezante, cioè coloro che sono atti a portare il crocifisso durante le processioni a cui la confraternita partecipa. Il termine Casaccia deriva, secondo una versione, dal far casaccia, ovvero unire le confraternite: gli appartenenti, in sostanza, accomunavano sotto un unico santo protettore la Casata o il Sestiere di appartenenza. Secondo un’altra versione, il nome deriva dal fatto che i primi confratelli si radunavano in baracche di legno o strutture diroccate, dette casasse (grosse case), tuttavia risulta improbabile visto che si sa per certo che le prime confraternite si riunivano in cappelle all’interno di chiese o conventi, oltre al fatto che il termine appare per la prima volta alla metà del XVI secolo, periodo in cui le confraternite fanno casa.

Il termine si trova per la prima volta nel contratto per la realizzazione della cassa processionale di San Zita del 1561, latinizzato in cazacia.

Sono organismi laici con una sede propria, l’oratorio e la loro esistenza è testimoniata negli atti della Società Ligure di Storia Patria. Molto spesso i suoi aderenti appartengono a gruppi artigiani e, in questo senso, assumevano l’aspetto di una sorta di consorteria in appoggio ad uno specifico gruppo sociale.

È solo dal XV secolo che, divenute autosufficienti sotto l’aspetto economico, le originali confraternite possono usufruire di sedi proprie, costituite in oratori da cui saranno generati gruppi come quello delle Casacce genovesi. Il vestiario dei confratelli è caratterizzato dalla cappa, cioè una tunica che dalle spalle arriva sotto il ginocchio. Le antiche Confraternite discendenti dai movimenti dei Disciplinanti si distinguevano per avere sulla schiena un’apertura che serviva per la flagellazione sulla schiena, pratica di penitenza della quale si è perso l’uso dalla fine del XVIII secolo. In vita viene legato un cordone o cingolo per chiudere la cappa. La cappa distingue la confraternita, il colore è importante: Bianco: attribuita ai Bianchi di Provenza; Rosso: dovuta a San Filippo Neri dopo la fondazione della confraternita della SS Trinità dei Pellegrini, simboleggia la dottrina cristiana; Azzurro o celeste: dell’ordine Domenicano alle confraternite del SS Rosario; Nero: per le confraternite il cui scopo principale erano le opere di misericordia legate all’assistenza ai condannati a morte, alla sepoltura dei poveri ed al loro suffragio, dette della Misericordia o “dell’Orazione e Morte”; Ceruleo: alla Madonna; Bianco con croce rosso-azzurra: sono quelle dei trinitari che si occupavano del riscatto degli schiavi; Marrone: per le confraternite legate ai Carmelitani. Sotto il profilo della produzione artistica derivata dalla formazione delle Casacce, va detto che nel periodo di massimo splendore essa era articolata essenzialmente nella produzione di casse, argenti e vesti. Trascorso un periodo di conflitto in termini giurisdizionali fra Chiesa cattolica e Repubblica di Genova, lo stato di crisi dell’istituzione si fece più acuto dopo la rivoluzione francese con la requisizione, a partire dal 1798, dei preziosi di chiese, conventi e oratori.

Soppresse dal governo francese nel 1811, le Casacce poterono ricostituirsi solo tre anni dopo con l’annessione della Liguria al Piemonte, per riprendere così la produzione di nuovi manufatti. Contestualmente, poterono riprendere le processioni. Le antiche e secolari Casacce furono definitivamente sciolte poi con la riorganizzazione urbanistica di Genova avvenuta nella seconda metà dell’Ottocento.

Tra i maggiori artisti di statue per gli artistici crocifissi c’è Domenico Bissoni, autore di alcuni dei più antichi crocifissi processionali di grandi dimensioni, tra cui il più famoso, il Cristo delle Fucine, appartenente alla Confraternita di S. Giacomo delle Fucine e attualmente conservato presso l’Oratorio di Sant’Antonio Abate (Genova) detto della Marina, Anton Maria Maragliano, che ha prodotto anche molte statue processionali mentre nella metà del XIX secolo è molto laborioso lo scultore savonese Antonio Brilla. Di molte delle antiche e numerose confraternite liguri rimane solamente traccia nella memoria o nelle architetture, come molte oratori ormai dismessi e trasformati ad uso civile.

 

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…