La Pieve di San Giorgio, il tesoro di Montaldo

Siamo ben strani, noi liguri. Non sappiamo nemmeno di vivere accanto a scrigni di bellezza, arte, storia. Ogni paese, anche il più piccolo e difficile da raggiungere, ha una chiesa, vera e propria cassaforte di quadri, dipinti, sculture, architettura, fede ma anche storia e tradizione.

È il caso della suggestiva chiesa di San Giorgio a Montaldo, in Valle Argentina. E già, perché oggi è domenica e, come tradizione, parliamo di luoghi sacri.

La chiesa, decisamente ben conservata, è costruita accanto al cimitero, seguendo una pratica molto diffusa nell’antichità. A tre navate, con facciata a salienti e il muro absidale rivolto ad est, la Pieve rivela varie fasi di costruzione, risale al XIV secolo, ma ci sono tracce di vestigia romanico-gotiche e, se non bastasse, ci sono fonti scritte che ne attestano l’esistenza a partire dall’XI secolo. Come spesso in Liguria la prima chiesa sarebbe stata costruita sulle fondamenta di un tempio celtico. L’attuale costruzione risale al 1346 quando il vescovo di Albenga la dedica a San Giorgio, santo molto venerato nella potente diocesi ingauna.

La chiesa rimase parrocchia di Montalto e Badalucco sino al 1618 anno in cui i due paesi si divisero. Nella parete di fondo, priva di abside, si aprono due monofore in corrispondenza delle navate laterali, ma in origine ne esisteva una terza, coperta dal grande affresco dei Santi Apostoli risalente alla metà del 1300.

Nella cappella laterale destra vi sono due lapidi in ardesia su cui sono chiaramente leggibili due iscrizioni in latino. Una si ricollega al ritrovamento del sangue di Santo Stefano da parte di San Gaudioso l’altra invece riporta il lascito in base al quale Gaudioso Ammirati fondò la cappella di Santo Stefano. Affiancato all’iscrizione si trova un tabernacolo in ardesia in cui si ritrovano lo stemma degli Ammirati e quello del cardinale Campo Fregolo che ebbe in commenda la cappella.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…