La tartaruga Regina liberata dopo le cure all’Acquario

Regina, un esemplare di tartaruga marina della specie Caretta caretta ospedalizzata e curata nel mese passato presso l’Acquario di Genova è tornata in mare. Il rilascio è avvenuto nelle acque dell’Area Marina Protetta di Portofino ad opera dello staff veterinario e acquariologico dell’Acquario, in collaborazione con la Capitaneria di Porto, che ha messo a disposizione una motovedetta per il trasporto, e in presenza dei Carabinieri, servizio C.I.T.E.S..
Regina è stata ritrovata che galleggiava in stato di difficoltà nelle acque antistanti Bogliasco la mattina di domenica 30 luglio; recuperata dalla Capitaneria di Porto, la tartaruga è stata trasferita nel giro di poche ore all’Acquario di Genova.

Qui, lo staff medico veterinario ha svolto tutti i controlli di routine: esami del sangue, tamponi e radiografie per verificare l’eventuale presenza di corpi metallici all’interno. Dai risultati sono emersi alcuni valori del sangue non in linea, con conseguente diagnosi di infezione e somministrazione di una terapia antibiotica. Lunga 41 centimetri, larga 35, 14,5 kg di peso, Regina è un giovane esemplare di cui ancora non è possibile definire il sesso. In questi due mesi circa, è stata inserita in una vasca curatoriale dedicata, non visibile al pubblico, dove ha ricevuto quotidianamente le cure dello staff dell’Acquario e ha recuperato la buona salute che le consente di tornare in mare.

Prima di tornare in mare, come tutti gli esemplari di Caretta caretta, è stata marcata – applicando alla pinna natatoria sinistra una targhetta in dotazione all’Acquario di Genova nell’ambito del Coordinamento Nazionale Tartarughe Marine del Centro Studi Cetacei – e le è stato messo un microchip. Il sistema di marcatura permette, qualora l’animale venga riavvistato, di acquisire dati preziosi sulla biologia e sul comportamento di questa specie (tasso di crescita, direttrici migratorie nel Mediterraneo e transoceaniche, ecc.).

Regina è uno tra gli esemplari di tartaruga marina che durante la stagione estiva sono rinvenuti in difficoltà e trasportati all’Acquario. Non tutte, purtroppo, sono storie a lieti fine. Diverse sono le cause del ricovero, tra le principali: interferenze con le attività di pesca, principalmente dovute ai palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità orale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o alle reti (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali); ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili; impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo (più di rado altrove), a volte letali; patologie varie e traumi, sopracitati, che provocano lo spiaggiamento dell’animale (la tartaruga marina si spinge sul litorale esclusivamente per deporre le uova, ma non sono mai stati segnalati casi di riproduzione sulle spiagge della Liguria); sversamenti o presenza di petrolio.

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…