La tonnarella di Camogli, pescare diventa storia

È una stranezza antica, una stranezza che poteva durare solo in Liguria. Ma oggi è presidio Slow Food. È la tonnarella di Camogli, un sistema di pesca che dura da aprile a settembre e che impegna anche i costruttori di corde che, con fibre di cocco e canapa, erano un tempo apprezzati in tutto il Mediterranea. Ecco la sua storia.

Poltrona, asino e vedetta sono termini che apparentemente non hanno niente in comune ma per i pescatori di Camogli indicano da sempre le tre barche in legno utilizzate per la pesca della tonnarella.
Tonnarella e non tonnara perchè si tratta di un sistema di pesca simile ma più semplice e piccolo rispetto alla tonnara, due sole stanze rispetto alle sei-nove delle altre e una rete di sbarramento più corta. Inoltre le tonnare sono fatte per restare in mare solo poche settimane mentre la tonnarella a Camogli viene calata in mare per circa 6 mesi, da aprile a settembre.
Questo sistema di pesca stagionale vanta secoli di storia a Camogli, la tonnarella è citata già in alcuni documenti e decreti che risalgono ai primi anni del 1600 ma si pensa sia molto più antica. 
Creata per pescare le specie pelagiche, ovvero i pesci di passaggio, la tonnarella ha basato la sua economia nei secoli sulla pesca dei tonni ma già dall’800 i quantitativi pescati erano sempre meno e questo ha comportato una riconversione della pesca verso specie di passo più piccole ma sempre pregiate.
La progressiva perdita di guadagno legata alla pesca del tonno è stata anche la causa della perdita di interesse degli imprenditori che periodicamente prendevano in concessione il tratto di mare antistante la chiesetta di San Nicolò di Capodimonte, vicino a Punta Chiappa e che armavano ogni anno la tonnarella.

Così dal 1914 la proprietà della tonnarella passò direttamente nelle mani dei pescatori di Camogli, organizzati in cooperativa, la Società Anonima Cooperativa dei santi Fortunato e Prospero. Negli anni le cooperative di pescatori camogliesi si sono alternate armando stagionalmente la tonnarella ma dagli anni 80 la gestione è passata alla Cooperativa Pescatori di Camogli, una delle più importanti realtà cooperative liguri, fondata dal 1974.
Ancora oggi la cooperativa porta avanti orgogliosamente questa tradizione che oltre alla lunga stagione di pesca impegna i pescatori il resto dell’anno nelle pazienti operazioni di lavorazione delle reti e di messa in mare della struttura. Ad aprile si calano in mare tutte le reti che compongono il sistema della tonnarella, la più grande è il pedale, una rete lunga oltre trecento metri e tessuta in fibra vegetale: prima si utilizzava la canapa e in alcuni periodi anche una erba locale dalle foglie lunghe e sottili detta per questo tagliamani, oggi si utilizza filo di cocco che i pescatori fanno arrivare in balle dall’India e che poi tessono e intrecciano a mano durante l’inverno.
Il pedale costituisce lo sbarramento che i pesci incontrano una volta trasportati nei pressi della tonnara dalle correnti, ha maglie molto larghe, permettendo ai pesci più piccoli di superarlo facilmente. Il pedale viene calato in mare fissandolo ad uno scoglio antistante la tonnarella e percorre tutto il tratto di mare che va dalla terraferma al corpo principale della tonnarella costituito da una camera grande o di raccolta e dalla vera e propria camera della morte, detta lea. Solo la rete della lea, il sacco che viene ogni giorno tirato su dai pescatori, è costituita da fibra di nylon, tinteggiata di nero per renderla meno visibile ai pesci, tutto il resto del sistema di reti è in fibra di cocco. Questo permette ai pescatori, una volta finita la stagione di lasciare queste reti ormai molto degradate sul fondale e farle degradare completamente dal mare, rinnovando annualmente la struttura. La rete vegetale in cocco, oltre ad essere sostenibile ha anche un’altra utilità: sulla struttura si sviluppa infatti una associazione di alghe e piccoli invertebrati che attira i pesci rappresentando una importante fonte di cibo per loro.
Il banco di pesce, una volta trasportato dalla corrente nei pressi della tonnarella, segue lo sbarramento del pedale e finisce naturalmente dentro la prima camera creata dalle reti, detta camera di raccolta, da qui, perso il senso dell’orientamento, si spinge fino alla seconda ed ultima camera creata dalle reti, la lea. I pescatori monitorano lo spostamento del pesce dentro la lea da una piccola barca a remi (vedetta) situata proprio sopra la camera: un pescatore esperto detto capoguardia si muove infatti lungo lo specchio d’acqua della lea e attraverso un apposito strumento chiamato specchio guarda sul fondale la consistenza del pesce dentro la camera. Quando il quantitativo è sufficiente il capoguardia da l’avvio alla pesca, la leva a mano.
L’operazione di leva viene di solito ripetuta 3 volte al giorno, una all’alba che si effettua sempre poiché è impossibile usare di notte lo specchio e di solito è più pescosa, una nella mattinata e una al pomeriggio che dipendono molto dal quantitativo di pesce raccolto nella lea.
L’operazione di leva consiste nel raccogliere la rete della lea partendo da una delle due estremità della camera e avvicinarsi progressivamente all’altra estremità.
Da una barca più grande detta poltrona sei pescatori iniziano il recupero della rete tirando a mano ognuno una cima, è una fase lenta in cui tirano su la rete e la lasciano scorrere sotto la chiglia della loro imbarcazione, avvicinandosi progressivamente all’altra estremità della camera dove è situata una imbarcazione più piccola detta asino che rimane ferma durante tutta l’operazione. Man mano che si procede verso l’asino i pescatori sulla poltrona lasciano scorrere la rete tenendola però sempre sollevata in alto e in tensione e andando a creare una vera e propria sacca di rete tra le imbarcazioni dove rimane imprigionato il pesce. Una volta giunti vicinissimi all’asino il pesce viene sollevato con un apposito retino a mano e caricato sull’asino, imbarcazione attrezzata con ghiaccio e che parte prontamente per il porticciolo di Camogli trasportando quindi a terra il pescato. La poltrona invece viene riportata nella posizione iniziale in attesa di una nuova leva.

La tonnarella di Camogli è l’unica rimasta in Liguria e una delle poche rimaste in attività in Italia, si tratta di un sistema di pesca tradizionale e altamente sostenibile in quanto solo il pesce di taglia medio grande rimane imprigionato nel meccanismo delle camere, inoltre il meccanismo permette di non uccidere il pesce ma solamente di concentrarlo tra le due barche, i pescatori a questo punto possono vedere il pescato e rilasciare ancora vivi i pesci non commercializzabili oppure sotto taglia e proibiti dalla legislazione.
Il Presidio nasce per sostenere la loro attività poiché questo sistema è molto faticoso e costringe i pescatori a giornate di pesca molto dure e lunghe: di norma ogni equipaggio lavora in tonnarella per due settimane al mese alternandosi con un secondo equipaggio.
La stagionalità della pesca inoltre non assicura al pescatore continuità durante l’anno: molti di loro in inverno fanno un altro lavoro oppure lavorano sempre in cooperativa ma in altri tipi di pesca, la Cooperativa infatti pesca anche acciughe e altri tipi di pesce non di passo.
Con il passare degli anni i pescatori interessati a lavorare in tonnara sono diminuiti tanto che alcuni pescatori attualmente impiegati arrivano dall’Est Europa.
Il pescato è costituito di norma da sugarelli, palamite, occhiate, ricciole, cavalle , tombarelli ma anche boghe, salpe e aguglie si tratta di pescato più o meno pregiato che viene poi posto in vendita presso i punti vendita della Cooperativa.
La Cooperativa, in collaborazione con una associazione culturale locale organizza anche escursioni alla tonnarella per vedere in diretta le attività di pesca e visitare l’adiacente Museo del Mare, ricavato presso l’antica sede della cooperativa
La tonnarella si trova in prossimità di Punta Chiappa, comune di Camogli

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…