Le erbe aromatiche, profumo di Liguria che aiuta l’economia

Il profumo del basilico, certo, è il simbolo della Liguria ma, nella Piana di Albenga, il protagonista del pesto si confonde con l’odore aspro del rosmarino, quello dolciastro della stevia, quello avvolgente dell’origano. Benvenuti nella capitale delle erbe aromatiche, una produzione annuale di oltre 40 milioni di vasi che produce un giro di affari vicino ai 50 milioni di euro, poco meno della metà del giro d’affari della voce agricoltura ad Albenga.

Quella che un tempo era conosciuta come la patria delle primizie orticole e, negli Anni ’70 e ’80, forte produttrice floricola, ha subito negli ultimi vent’anni, una trasformazione radicale che, azienda dopo azienda, l’ha portata a diventare un colosso delle erbe aromatiche. Con le luci e le ombre che una produzione a basso valore aggiunto comporta. «Il ricarico sui vasetti è minimo, per guadagnare bisogna fare numeri importanti», commenta Roberto Vigo che, con la famiglia, guida uno dei colossi del settore. E aggiunge: «Proprio per questo si sta assistendo a una trasformazione profonda, con una progressiva concentrazione di ettari nelle mani delle aziende più grandi».

Oltre alla Vigo Gerolamo nella Piana lavorano altre grosse realtà come il consorzio RBPlant, la Bruno Capello, la cooperativa Ortofrutticola che, oltre alle aromatiche, commercializza anche fiori e ortofrutta, la Ravera Bio e altre ancora. I 40 milioni di vasetti prendono, per lo più, la strada dell’estero, Germania e Francia in primo luogo, ma anche quella della grande distribuzione. Accanto alle erbe più conosciute, basilico, rosmarino, salvia, origano, timo, maggiorana, le aziende ingaune producono ogni genere di varietà: dragoncello, aneto, cerfoglio, verbena, santoreggia e via dicendo, in totale una trentina di piante. Per dare ai vasetti un maggiore valore aggiunto c’è chi, come Marco Ravera, punta tutto sul bio: «È un mercato di nicchia ma è in forte crescita, soprattutto all’estero – racconta -. Molte varietà hanno proprietà officinali, ma c’è anche chi utilizza le piante aromatiche per scopi ornamentali».

Tra le novità c’è un progetto che riguarda le lavande (oltre al profumo hanno un forte potere digestivo) del Ponente ligure. Il primo passo è stato quello di creare un cioccolatino, tentativo di utilizzare l’essenza come elemento gastronomico. Anche se, si potrebbe dire, non c’è nulla di nuovo sotto il sole.

Tra le ricette della cucina ligure di montagna, a Castelvecchio di Rocca Barbena per la precisione, c’è, infatti, il sugo con «lo spigo» che altro non è che una lavanda selvatica poco odorosa ma saporita. L’ultima frontiera dei produttori di aromatiche è la coltivazione di «fiori eduli» come begonie, violette (un tempo usate in pasticceria), rose, nasturzi, calendule. Gli chef che propongono piatti a base di petali e pistilli sono in aumento e la Piana di Albenga si attrezza a fornire materie prime di altissima qualità.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…