Il magone nasce a Genova

L’espressione “avere il magone” ha origini liguri e più propriamente genovesi.

Lo spiega esattamente Federico Mario Boero, scrittore appassionato di storia, nel suo “Genova, genovesi e foresti – da Giano a Colombo”.

…”Era il 205 a.C., e imperversava la Seconda Guerra Punica, Romani contro Cartaginesi.
Genova era una fedele alleata di Roma; invece quasi tutti gli altri popoli liguri tifavano Cartagine.
Da tre lustri c’è in Italia Annibale: è arrivato quasi in inverno, valicando le Alpi con gli elefanti. Ha incontrato i Romani alla Trebbia e li ha riempiti di botte; ha proseguito e li ha riempiti ancora di botte al Trasimeno; è sceso e li ha nuovamente riempiti di botte a Canne. Per anni ha vissuto con il suo esercito nel meridione, ed è il terrore di Roma. Quando le cose cominciano ad andare un po’ meglio per i Romani, chiama in aiuto il fratello Asdrubale il quale si precipita in Italia: ma i Romani distruggono il suo esercito al Metauro e mandano la sua testa ad Annibale perché sappia”.

E a questo punto interviene Magone, il fratello minore di Asdrubale e Annibale.

Per aiutare quest’ultimo, partendo dalle Baleari – come narra Tito Livio – piomba all’improvviso con più di 30 navi rostrate e un numero imprecisato di navi da carico su Genova, sbarcandole addosso 12.000 fanti e 2.000 cavalieri.

Fu una rovina; la città venne messa a ferro e fuoco, praticamente distrutta, rase completamente al suolo le mura, incendiate le case, le navi, gli orti, saccheggiata ogni ricchezza, che Magone portò trionfante nell’oppidum di Vada Sabatia (l’odierna Vado Ligure), sua alleata.

L’inaudita violenza dell’attacco e le spaventose perdite di vite, case e beni, segnarono talmente in profondo l’animo e la memoria dei genovesi che da allora ogni sensazione d’ansia, paura, travaglio, patema e sofferenza venne espressa col modo di dire avéi o magon (pron: u magùn), in perenne ricordo dell’artefice del primo dei tanti momenti brutti che Genova, nella sua lunga storia, purtroppo sarà destinata a vivere.