Mama Africa ha trovato casa ai Balzi Rossi

Sono balzati alla ribalta questa estate per l’emergenza profughi. Eppure i Balzi Rossi, al confine tra Italia e Francia, costa di Ventimiglia, sono una vera e propria porta d’Europa. E’ in quelle grotte, infatti, che i nostri progenitori arrivati dall’Africa (ma guarda un po’ la storia e i suoi ricorsi…), trovarono riparo. Guardiamo di conoscere un po’ di più questo angolo di Liguria.

 Balzi Rossi è un toponimo dato a una spiaggia (nota anche come “spiaggia delle uova”), un museo e un complesso di grotte in cui sono stati scoperti, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, diversi reperti di epoca paleolitica. Il luogo deve il nome al tipico colore della roccia meteorizzata, una falesia alta circa 100 m formata da calcare dolomitico ricco di minerali ferrosi.  Fra i numerosi reperti in esse rinvenuti vi sono resti di animali di varie epoche, sepolture umane (in tutto una ventina), svariati oggetti (fra cui statuette – le cosiddette Veneri dei Balzi Rossi -, ornamenti, utensili in pietra) e anche un’incisione rupestre raffigurante un cavallo. Almeno sette degli scheletri scoperti sono riferibili alla presenza dell’Uomo di Cro-Magnon, il cui tipo locale è denominato Uomo di Grimaldi.

Le principali sepolture, tutte di individui del tipo di Cro-Magnon, si distinguono in un gruppo recente databile all’epigravettiano finale (ne fan parte i bambini messi in luce dal Rivière e lo scheletro femminile rinvenuto negli strati alti della grotta dei Fanciulli), ed uno precedente, gravettiano/aurignaziano. L’orizzonte più basso apparterrebbe al musteriano, e manca di reperti umani.

L’attuale allestimento, completato nel 1994 grazie all’ampliamento degli spazi espositivi ottenuto con la costruzione del nuovo edificio museale, si inserisce in un percorso integrato di visita del Museo e dell’area archeologica. Dalla nuova grande sala, in cui è illustrata la storia delle ricerche ai Balzi Rossi, si passa alla visita delle grotte del Caviglione e di Florestano e del Riparo Mochi e alla presentazione degli scavi più recenti, sui due piani del vecchio edificio museale completamente ristrutturato. Sul retro della nuova costruzione è tuttora visibile la stratigrafia incontrata nel corso dei lavori e scavata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…