Mariagrazia Doglio racconta la vera storia del pomodoro cuore di bue di Albenga…

Mariagrazia Doglio è una apprezzata e stimata maestra di Albenga che, oltre al suo lavoro (che significa cura e amore per i bambini a cui insegna) ama il suo territorio e i prodotti che la Riviera offre. Mariagrazia ha dedicato ai “Quattro di Albenga” altrettanti racconti per insegnare ai più piccoli gusti e prodotti. Oggi pubblichiamo il quarto e ultimo racconto dedicato al pomodoro cuore di bue. La foto, come sempre, è presa dal sito de l’Ortofrutticola.                

“Maestra ci racconti una storia?”. ”C’era una volta in un paese lontano, il Papero Giardiniere ….o …il Girino Luigino…o…” Quante volte ho cercato di soddisfare la curiosità dei miei alunni accompagnandoli con le parole verso mondi lontani pieni di meraviglie! Ed ecco che un giorno inizio a scrivere storie, cercando di creare magiche atmosfere parlando del nostro territorio albenganese e delle sue “ricchezze”, che spesso restano sconosciute ai bambini. Nascono così i “Quattro racconti sui Quattro di Albenga“, attingendo dalla mia ormai trentennale esperienza di insegnante di scuola primaria e con il desiderio di infondere curiosità, voglia di scoprire e di “assaggiare” ai piccoli lettori che li leggeranno.

Mariagrazia Doglio

POMODORO CUORE DI BUE
Sulle alture della frazione di San Fedele vivevano tre fratelli: Bartolomeo, Umberto ed Ernesto. Da ragazzi rimasero presto orfani, il dolore li rese molto uniti e solidali. La loro unica occupazione e preoccupazione era coltivare i terreni che possedevano, ereditati dai genitori. Ognuno aveva, durante il giorno, da portare avanti i propri incarichi che rispecchiavano il carattere di ciascuno.

Bartolomeo, il primogenito, era un tipo molto preciso, meticoloso, aveva il compito di preparare il terreno prima della semina. Egli, con molta attenzione, liberava la terra da tutte le pietre, la rivoltava più volte perché si ossigenasse. Umberto era sempre preoccupato del cibo, sia per sé che per il terreno, infatti spesso con il suo carro si allontanava dal suo podere per andare a ricercare il letame più ricco e più nutriente. Il suo motto era: terra sostanziosa, ortaggi a iosa!

Ernesto, l’ultimo arrivato, era quello più fantasioso, era soprannominato l’ingegnere; si occupava anch’egli dei campi, ma voleva sempre trovare soluzioni efficaci per poter lavorare con meno fatica, ottenendo però ottimi risultati. In primavera passeggiando nei boschi aveva trovato, nella direzione alla Madonna della Guardia di Alassio, una fonte di acqua leggera e fresca. Facendosi aiutare dai suoi fratelli l’aveva incanalata e portata nei suoi campi. 

La buona volontà, la tenacia e l’ inventiva di questi tre ragazzi un’estate diede i suoi frutti … o meglio i suoi ortaggi. Infatti nei loro terreni coltivati , si sviluppò una pianta di pomodori mai vista prima . Chiunque assaggiasse quegli ortaggi constatava la loro bontà. I contadini della zona chiesero ai fratelli di conservare la semenza per ampliare la produzione. I tre, generosamente, distribuirono i semi in tutta la piana albenganese che ancora ad oggi si distingue per la produzione dei pomodori cuori di B.U.E., cioè di Bartolomeo, Umberto ed Ernesto.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…