Mariagrazia Doglio racconta il mistero dell’asparago violetto di Albenga

Mariagrazia Doglio è una apprezzata e stimata maestra di Albenga che, oltre al suo lavoro (che significa cura e amore per i bambini a cui insegna) ama il suo territorio e i prodotti che la Riviera offre. Mariagrazia ha dedicato ai “Quattro di Albenga” altrettanti racconti per insegnare ai più piccoli gusti e prodotti. Oggi pubblichiamo il terzo racconto dedicato all’asparago violetto di Albenga. La foto, come sempre, è presa dal sito de l’Ortofrutticola.                

“Maestra ci racconti una storia?”. ”C’era una volta in un paese lontano, il Papero Giardiniere ….o …il Girino Luigino…o…” Quante volte ho cercato di soddisfare la curiosità dei miei alunni accompagnandoli con le parole verso mondi lontani pieni di meraviglie! Ed ecco che un giorno inizio a scrivere storie, cercando di creare magiche atmosfere parlando del nostro territorio albenganese e delle sue “ricchezze”, che spesso restano sconosciute ai bambini. Nascono così i “Quattro racconti sui Quattro di Albenga“, attingendo dalla mia ormai trentennale esperienza di insegnante di scuola primaria e con il desiderio di infondere curiosità, voglia di scoprire e di “assaggiare” ai piccoli lettori che li leggeranno.

Mariagrazia Doglio
ASPARAGO VIOLETTO            

Nella Piana albenganese, nel punto in cui il sole stenta a far capolino, vi era un terreno sabbioso che poco prometteva e poco manteneva. Un’ umile ed onesta famiglia, possedendo solo quello, cercava di ricavarvi i pochi prodotti che, con solerzia, ogni mattina portava in città a vendere. L’ unico figliolo accompagnava ed aiutava i genitori nel campo, pur sognando un giorno di potersi trasferire in città. Con l’inizio del nuovo anno i due genitori si ammalarono ed egli dovette occuparsi del campo.

Sfortunatamente nello stesso periodo le nubi portarono piogge molto abbondanti e continue. I due anziani genitori preoccupati consigliavano ogni giorno al figlio di cercare di fermare la terra del loro appezzamento perché altrimenti lo scorrere dell’acqua l’avrebbe senz’altro portata via e gli raccomandavano di costruire degli sbarramenti. Il figliolo non osava però riferir loro che ormai in famiglia non c’erano più soldi, tutto era servito per l’ acquisto delle medicine. Il giovane allora, ogni mattina all’alba, andava vicino al letto del fiume Centa per raccogliere ramoscelli e, tornato al terreno, li piantava un po’ ovunque sperando che questi impedissero alla terra di scorrere via. La stagione fu molto piovosa e di conseguenza faticosa per il giovane che, stremato anch’egli, ai primi di marzo dovette abbandonare il lavoro del campo e mettersi a riposo. I genitori, intanto guariti, grazie alle amorevoli cure, poterono tornare alle loro attività. Giunti al campo videro delle misteriose punte uscire dalla terra. Con sospetto si avvicinarono e … non erano ramoscelli secchi … ma verdi. Cos’erano? Con cura li tolsero dalla terra e li portarono a casa per farli vedere al figlio, ma anch’egli rimase sbalordito. 

Pensò quindi di raccontare ai genitori cosa aveva pensato di fare per impedire alla terra di scivolar via. Ma perché i ramoscelli erano rinverditi e sulla punta avevano preso un particolare colore violetto? Visto che la povertà è spesso compagna della fame provarono a far bollire quei strani ramoscelli, accompagnandoli con un uovo delle loro galline…Che bontà! Stupiti da questo insolito “regalo” non si fecero prendere dall’ avidità e, come il lavoro del contadino richiede, grati alla terra, conservarono per loro quel dono e decisero di non estirpare le radici del nuovo ortaggio e aspettare l’ annata successiva per vedere ciò che succedeva nel loro campo. Trascorsi 365 giorni, nello stesso periodo, il prodigio si ripetè e il raccolto fu ancora più abbondante. Il ragazzo, ancora incredulo, ogni mattina di primavera portò al mercato ad Albenga il nuovo ortaggio, dando anche consigli su come cucinarlo. Ben presto nei paesi vicini tutti vollero comprare la misteriosa prelibatezza, dono della terra. Dalla tenacia, dall’ingegno, dalla pazienza e dalla costanza di un giovane contadino albenganese nacque così l’asparago violetto . 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…