Maurizio Pupi Bracali ricorda la giornalista e scrittrice savonese Valeria Rossi

Valeria Rossi, 63 anni, giornalista, blogger, naturalista, amante dei cani savonese (ha scritto quasi 100 libri sui cani), autrice e presentatrice televisiva è mancata ieri dopo una breve e fulminante malattia. Questo il ricordo, commosso, del suo amico e scrittore Maurizio Pupi Bracali.

Valeria Rossi è stata molte cose. È stata direttrice di giornali e di riviste, è stata fondatrice di case editrici, giornalista, ambientalista, addestratrice di cani, esperta cinofila e blogger, abile conferenziera richiesta in decine di città di tutta Italia per relazionare sui suoi amati cani in convegni e seminari di argomento cinofilo, autrice televisiva che ha toccato anche le più note reti nazionali, è stata la nemica di Silvio Berlusconi, al punto che una sua invettiva contro l’allora capo del governo le causò la chiusura della casa editrice, l’oscuramento da Internet e il sequestro di computer e attrezzature per diverso tempo. Pochi sanno che è stata anche sceneggiatrice e autrice di fotoromanzi nei lontani anni in cui questo genere di narrativa era all’apice del successo.

Ma per quanto mi riguarda Valeria è stata anche una giallista, una vera romanziera noir.

Accadde tutto davanti a un piatto di spaghetti alle vongole in un ristorante di Ceriale, come racconta lei stessa nella prefazione del romanzo noir “Qualcosa nel vento”.

Era il 2009, lei era la direttrice de “Il Ponente”, quindicinale di cronache e cultura del ponente savonese. Oltre la direzione di quel giornale, Valeria, aveva ereditato dal direttore precedente anche la mia firma su quelle pagine e dopo mesi di scambi epistolari di articoli e messaggi decidemmo di conoscerci personalmente.

Durante quella cena, Valeria, mi confessò che il suo sogno era scrivere un romanzo noir ma che aveva bisogno di uno stimolo e che da sola non se la sentiva. Mi chiese esplicitamente se potevo aiutarla in questo senso, mi chiese di collaborare e di provare a scrivere un romanzo insieme.

Io nicchiai, ero piuttosto restio, la cosa non entusiasmava. Il mio ispettore Calcagno, giunto al quarto o quinto libro, viaggiava bene in libreria e non avrei avuto alcun motivo per abbandonarlo, seppur temporaneamente, per gettarmi in una nuova impresa narrativa.

Passarono diversi giorni, poi mi arrivò una mail, che conteneva, a mia insaputa, le prime righe di un tentativo di romanzo giallo. “Adesso continua tu”, dicevano le parole di Valeria alle quali non riuscii a sottrarmi. Quelle due paginette erano piuttosto buone, mi intrigarono, e cominciammo a giocare scambiandoci frammenti di capitoli più o meno lunghi. In alcuni mesi scrivemmo tutto il romanzo senza mai incontrarci, io correggevo e modificavo quanto mi inviava lei, lei faceva lo stesso con le pagine che scrivevo io. Nonostante qualche inevitabile presa di posizione e qualche impuntatura reciproca non litigammo mai. Io inventai il titolo, inventai il protagonista, il maresciallo dei carabinieri Ambrosi, il plot centrale della storia e alcuni altri personaggi, Valeria ideò momenti e situazioni ma soprattutto l’ambientazione savonese e la battaglia ambientalista della protagonista, una giornalista d’assalto, contro la centrale elettrica a carbone di Vado Ligure, Tirreno Power, fonte di grande inquinamento.

qualcosa_nel_ventoCi incontrammo di nuovo, dopo quella cena di molti mesi prima, solo a romanzo terminato, passammo alcune ore davanti al suo computer per un editing finale e nacque così e fu pubblicato per “Editrice del Cigno” il romanzo noir “Qualcosa nel vento” che nel 2009 denunciava il problema dell’inquinamento savonese anticipando di diversi anni l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura di Savona che avrebbe determinato la chiusura della centrale elettrica e indagato per disastro sanitario colposo e disastro ambientale colposo, amministratori e dirigenti della Tirreno Power.

Questo è il mio ricordo personale di Valeria Rossi, un libro scritto a quattro mani (il bilibro come lo chiamava lei, il quadrumane come lo chiamavo io) che non avevo alcuna intenzione di scrivere e che contiene invece alcune tra le mie pagine migliori e delle quali vado fiero, che senza l’input di Valeria non avrei mai scritto.

Mi resta il ricordo di quell’avventura letteraria, il suo umorismo, il non prenderci sul serio, le presentazioni durante le quali, nei momenti in cui parlavo io, lei, instancabile fumatrice, ne approfittava per uscire a fumarsene una. Mi resta questo romanzo “Qualcosa nel vento”, e sicuramente e per sempre qualcosa nel mio cuore.

Maurizio Pupi Bracali

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…