Non puoi più fare a meno dello smartphone? Sei stato contagiato dal “phubbing”…

Viaggiando sui treni per lavoro da oltre sei lustri attraverso città e paesi della Liguria, ho potuto appurare gli sconvolgenti cambiamenti che, qui come altrove, la tecnologia ha apportato al comportamento delle persone in questo lasso di tempo. Ed è così che capita quotidianamente di sedere di fronte ad amici o conoscenti che, sprofondati nelle pagine virtuali dei loro meravigliosi “breviari” tecnologici, non prestano alcuna attenzione agli astanti, ma continuano nelle loro attività social sul cellulare.

Questo modo di fare, verificabile in ogni ambito di ritrovo fra persone, sia un locale, un tram o qualunque altro luogo, si è trasformato prima in uno spiacevole trend e poi in un fenomeno di massa, l’ultima novità del momento: il phubbing.
La tecnologia, si sa, ha i suoi pro e contro. Fra dibattiti, convention e perfino discorsi al bar, tra un aperitivo e un caffè, tali ambiti si popolano di discussioni animate che vedono in assoluto come protagonisti loro, gli smartphone, i telefonini di ultima generazione.

phubbingPhubbing è un neologismo in lingua inglese che combina due i termini phone e snubbing, ossia il telefono e il verbo snobbare, ignorare, trascurare. Si tratta di un termine coniato per indicare l’azione di coloro che, durante le più comuni attività sociali, non si limitano soltanto a leggere mail, ma continuano a controllare e aggiornare le proprie attività su Facebook, Instagram, Whatsapp ed altri social network.

Sono state poste in essere numerose iniziative per combattere questo maleducato e fastidioso trend, fra le quali anche il sito www.stopphubbing.com che vuole boicottare il phubbing, ma che risulta anche essere un interessante tour mondiale alla scoperta delle città in cui le interazioni sociali sono drasticamente affette da questo nuovo fenomeno.

La verità che emerge è la società di oggigiorno è “ammalata” di informazione, bulimica, ovvero il costante bisogno di essere aggiornati e comunicare al mondo quello che ci accade può essere sì un modo interessante di condividere, ma non bisogna scordare che alla base di ogni interazione c’è la comunicazione, quella verbale, semplice, capace di rendere una pausa caffè un po’ meno tecnologica e più “umana”.

Ci avviamo verso la fine delle relazioni personali? Per quanto mi riguarda, mi schiero fra i nostalgici delle sane ed efficaci chiacchierate fra amici davanti ad un buon bicchiere di vino… meglio se del nostro Pigato.