Non solo formaggi, ecco i tappeti della pecora brigasca

Duemila capi in Italia e 800 in Francia, la pecora brigasca è stata per secoli la regina delle Alpi Marittime (il suo nome lo deve al  toponimo che identifica il paese di Briga Alta in provincia di Cuneo e ritorna in La Brigue, paese francese della Val Roya) mentre ora sopravvive solo grazie all’Associazione per la Tutela della Razza Brigasca, che raggruppa allevatori francesi e italiani con sede a Tende, e l’Associazione per la Promozione della Pastorizia sulle Alpi Marittime di Nizza. In Italia la collaborazione tra Aldo Lomanto di Albenga (l’allevatore con il maggior numero di pecore brigasche), Nevio Balbis di Sanremo e Simona Pastorelli di Mendatica ha dato vita al «Consorzio Pecora Brigasca». 

Frutto di questo impegno è stata la realizzazione di tappeti di lana di pecora brigasca presso l’azienda sarda Tessile Crabolu di Nule (SS). Una tradizione, quella dei tappeti con la lana di pecora brigasca, che sembrava persa nei secoli. Il  vello della brigasca è aperto, di colore bianco e ricopre il corpo ad eccezione della testa, parte ventrale del corpo, parte interna degli arti e loro estremità. La pigmentazione rossastra viene preferita nei riproduttori in quanto considerata più tipica.  La lana della pecora Brigasca è grossolana e resistente, adatta alla fabbricazione di tappeti.

Il tappeto realizzato e commercializzato dal Consorzio  grazie ad un contributo della Fondazione Carige, è stato  esposto alla mostra Wools of Europe ed è stato realizzato tramite tessitura in rilievo a ricci (a «pipiones»), tecnica sarda che permette di ottenere un tessuto di maggior volume e morbidezza.

Spiega Lomanto: «Riusciamo a “raccogliere” circa 17 quintali di lana proveniente dalla tosatura primaverile, l’abbiamo trasportata in un’industria tessile della Sardegna, ricavando circa 400 tappeti “rustici”, da amatori, con logo di garanzia e provenienza. I tappeti si trovano invendita nelle nostre aziende o nelle sagre e mercatini dove portiamo anche la produzione casearia, bruss e tome in primo luogo».

I tappeti hanno quattro loghi, quattro emblemi della pastorizia delle Alpi Marittime. Il Mago Custode (inciso sull’ardesia di case antiche dell’Alta Valle Arroscia), Agnus (in piedi con aureola e falce sui portali delle chiese), Rosa dei pastori (impressa su mobili, collari di animali, pietre), Testa della pecora brigasca.

La pecora brigasca è una pecora a duplice attitudine: carne e latte.

Produzioni tipiche sono: la Sora, formaggio tipico prodotto con solo latte ovino, la Toma, per la cui produzione può essere utilizzata anche una quota di latte di capra, e una ricotta chiamata il Brus.

Le Tome a latte crudo della pecora Brigasca sono presidio Slow Food.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…