Peagna, il borgo mangiato dalle formiche

Borghi «mangiati» dalle formiche e dalle termiti: è questa la leggenda che aleggia sull’antico abitato di Salea (non quello odierno, ma quello più spostato a est) e di Peagna, a poche centinaia di metri in linea d’aria. Gli insetti, in effetti, c’entrano poco per non dire niente. I due borghi furono abbandonati attorno al mille per una devastante epidemia di peste. Oggi quei borghi sono nuovamente ristrutturati e abitati. Salea, la zona di «Cà di Berta», è diventata un piccolo gioiello del turismo. Peagna è diventata capitale dell’editoria ligure e centro di attrazione paleontologica. E’ proprio di Peagna che vogliamo parlare oggi, dimora di antiche e nobili famiglie quali i Girardenghi, i Genta e gli Arduini. Caratteristico è il suo borgo medioevale con la vecchia Chiesa di San Giovanni Battista, di origine trecentesca. Situato nei pressi del cimitero, l’edificio, fu eretto nel territorio della frazione di Capriolo, l’antica Peagna lasciata per la peste. L’attuale Chiesa parrocchiale, situata al centro del borgo, risale al secolo XVIII e recupera movenze di stile barocchetto. Uno dei palazzi più importanti, Casa Girardenghi viene utilizzata come sede di mostre, manifestazioni e locali di studio per gli studenti della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Genova. Nella via centrale trovano sede l’associazione “Amici di Peagna”, che organizza ogni anno la “Rassegna Regionale dei Libri di Liguria” nonché la ricca biblioteca tematica “Libri di Liguria”.

Il nome Peagna derivante da peda nea (passaggio o guado), è dovuto al torrente ai margini del quale sorge la fonte Anthia, una fonte che racchiude la leggenda di un amore contrastato. Anthia perse il suo innamorato che, per fuggire ai nemici, dovette fuggire dal paese e fu creduto morto in mare. Alla morte di Anthia, gli dei pietosi, la trasformarono in fonte affinchè scorrendo verso il mare potesse raggiungere l’amato. A Peagna si trova poi il museo paleontologico Silvio Lai, museo tematico decentrato che permette la conservazione dei fossili raccolti nell’area della Riserva naturale regionale del Rio Torsero, il loro studio e la divulgazione delle particolarità naturalistiche, soprattutto paleontologiche, dell’area. All’interno sono inoltre custodite ed esposte, oltre ad esemplari della collezione paleontologica dell’Università di Genova, numerose raccolte e collezioni private riferite al Pliocene Ligure. L’area della Riserva Naturale del Rio Torsero a poco più di un chilometro dalle spiagge di Ceriale, è nota agli studiosi italiani e stranieri per la ricchezza in numero e specie e lo straordinario stato di conservazione dei fossili pliocenici. Questi organismi, soprattutto molluschi, vivevano nell’antico oceano ligure-piemontese in un periodo compreso tra 5,2 e 1,8 milioni di anni fa.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…