Piaggio, da Genova, Finale Ligure e Villanova d’Albenga in volo verso il mondo

Oggi parliamo della Piaggio, fabbrica aeronautica, fiore all’occhiello dell’industria ligure e italiana, che ha due stabilimenti, uno a Sestri Ponente e l’altro a Villanova d’Albenga anche se, la sua storia, è a Finale Ligure dove per oltre un secolo la sirena ha suonato tutti i giorni. Parliamo della storia dello stabilimento di Finale, oggi abbandonato, in attesa che le aree diventino nuovamente abitate e vive.La storia della Piaggio comincia nel 1884 quando Rinaldo Piaggio, dopo aver puntato sul mercato dell’arredo navale, si dedica all’industria ferroviaria. La costruzione dei motori aeronautici comincia nel 1915, quella degli aerei nel 1925. Le soluzioni innovative dei due ingegneri Giovanni Pegna e Giuseppe Gabrielli saranno fondamentali per lo sviluppo del settore aeronautico dell’azienda. Il risultato è il primo elicottero, realizzato secondo standard e con prestazioni molto avanzate per il tempo, il primo aeromobile ad ala rotante che apre allo sviluppo dei moderni elicotteri.

Spiega Angelo Tortarolo sul «Quadrifoglio»: «Sul finire del secolo XIX il paese di Finalmarina attraversava una crisi economica di particolare gravità. La costruzione della linea ferroviaria, avvenuta intorno al 1870, aveva inferto un duro colpo all’industria della navigazione di piccolo cabotaggio che rappresentava la principale fonte di reddito. Da parecchi anni la pesca si svolgeva in condizioni difficili e modesta era anche l’agricoltura a causa della ristrettezza dei fondi coltivabili. Da tale stato di cose derivò, inevitabilmente, un forte movimento migratorio verso la vicina Francia. L’Amministrazione Comunale non poté non farsi carico della grave situazione, s’impegnò con decisione e risolutezza per la rinascita del paese e intravide la possibilità di un risveglio economico nell’impianto in zona di uno stabilimento industriale. Non fu fissata la natura dell’industria che avrebbe dovuto sorgere: era sufficiente che non producesse inquinamento, che non fosse nociva alla pubblica igiene e che assicurasse un lavoro costante ad un minimo di 150 operai. Il 10 gennaio 1900 il Consiglio, presieduto dal sindaco Ferdinando Barralis, deliberò un premio non superiore a 150 mila lire (cifra ragguardevole per il tempo) a favore dell’industriale o della società che avesse avviato un’importante industria sul territorio. Il 5 giugno 1906 si svolse a Finalmarina un incontro tra il sindaco Saccone ed Rinaldo Piaggio di Sestri Ponente. In quella circostanza furono consegnate al sindaco 5.500 lire a garanzia dell’imminente regolarizzazione dell’accordo».
Il 30 luglio 1906, davanti al notaio finalese Raimondo Anfossi, fu stipulato il contratto per la costruzione di un nuovo impianto industriale a Finalmarina. Fu quello l’atto di nascita di quella che è oggi la Piaggio Aero Industries. Durante la seconda guerra mondiale la Piaggio arrivò ad occupare 3 mila maestranze. La punta massima del nuovo corso dell’industria fu raggiunta nel 1989 con 1456 dipendenti, ridotti oggi a circa la metà. Nel 1906, fu l’allora sindaco Nicolò Saccone a firmare con la Società Officine di Finalmarina, rappresentata da Rinaldo Piaggio, il contratto che portò alla costruzione della fabbrica. Il Comune pagò in varie rate circa 170 mila lire per poterla avere a Finale. Marina, all’inizio del Novecento era più piccola di oggi ed aveva seri problemi economici e occupazionali rispetto a Pia e al Borgo. La crisi dell’industria della navigazione di piccolo cabotaggio in seguito all’arrivo della ferrovia, spinse il sindaco Nicolò Saccone (si firmava Niccolò Sacconi su una rivista dell’epoca), a cercare nuove possibilità di lavoro. La ricerca, faticosa e complicata secondo gli storici, portò alla firma del 30 luglio 1906 e alla nascita delle officine a Finalmarina. Non ci furono festeggiamenti per la posa della prima pietra malgrado i tentativi fatti in proposito dal primo cittadino: Rinaldo Piaggio non volle contribuire alle spese. Nel contratto per la costruzione della nuova fabbrica si legge un passaggio di grande valore ambientale. Anche se all’inizio del secolo la parola inquinamento era sconosciuta, lo stabilimento si impegnò a non provocare fumi e rumori. Così è stato. Finale ha avuto una grande fabbrica, quasi al centro del paese, senza dover soffrire questo tipo di impatto ambientale. Le Officine di Finalmarina iniziarono a funzionare e a lavorare regolarmente il 22 luglio del 1907. L’atto notarile di costituzione della società risaliva all’8 giugno dell’anno precedente. In servizio il primo giorno di lavoro, 82 dipendenti. Per la cronaca, il primo ad essere assunto fu Francesco Canepa, capo falegname trentaduenne di Marina. Allora, 71 operai su 82 erano di Marina, 9 del Borgo, uno di Pia ed uno di Pietra. Oggi, solo un terzo dei dipendenti risiede a Finale. La prima commessa per la nuova fabbrica arrivò, il 18 ottobre del 1906, dalle Ferrovie dello Stato per la costruzione di cento carri per derrate alimentari. Risale invece al dicembre 1908 il primo sciopero. Nel secondo semestre del 1917 la Officine di Finalmarina finì in liquidazione. Divenne successivamente «Piaggio e Comp.» allargando la propria produzione al settore aeronautico. E’ infatti per gli aerei che la Piaggio è conosciuta in tutto il mondo e quasi tutti i modelli sono stati progettati nello stabilimento finalese. Dagli Anni ‘20 sino agli Anni ‘60 l’industria finalese ebbe rapporti strettissimi con l’aeroporto di Villanova d’Albenga al punto che molti aerei furono assemblati sulla pista aeroportuale. L’industria aeronautica non ha sempre avuto momenti di grande produzione, ma la crisi che viene ricordata come la peggiore, oltre a quelle del 1936 e del 1950, è quella che andò dal 1994 al 1998, quando la Piaggio finì in amministrazione controllata sfiorando il fallimento.

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La nuova proprietà, con il presidente Piero Ferrari riuscì nell’impresa di rilancio internazionale, anche attraverso l’acquisizione di importanti commesse per motori e per il P 180. Ora la Piaggio è a Villanova d’Albenga, non è più italiana, e tra difficoltà e polemiche va avanti. Nella speranza che il rilancio avvenga presto.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...