Pieve di Teco, una porta verso le Alpi

Oggi parliamo di un comune a cavallo tra le province di Imperia e Savoan, Pieve di Teco, suggestivo per i suoi portici, le sue trattorie, i suoi antichi negozi. Una porta tra la pianura e le Alpi Marittime. 

In epoca longobarda e franca un gastaldo o vicedominio ebbe sede in un primo fortilizio, o bastita, sul monte Teco.

Circa nella stessa epoca i Benedettini sono in S. Pietro in Carpeneta, e introducono la tecnica dei terrazzamenti e la cultura dell’ulivo.
Attorno al 1125 sorge sul monte Teco un Castello dei Clavesana,e, nel pianoro, un “fortilizio”, o corpo di guardia, avente lo scopo di controllare i movimenti provenienti dal mare, nonch di fornire protezione al “borgo vecchio”, verosimilmente anch’esso sorto allora, o magari preesistente, sul bordo del pianoro della “Céve”.

La nascita del “borgo nuovo”, cioè dell’attuale Pieve di Teco, avviene nel 1233, per un accordo tra i valligiani ed il Marchese Antonio di Clavesana, feudatario del luogo, che prevede l’edificazione di un insediamento di almeno 2-300 famiglie e di un nuovo Castello, dotato di fossato e torri, in prossimità di esso.

Il borgo sorge accanto al nuovo Castello, e con esso la sua prima chiesa, individuabile (anche se in forme diverse dalle attuali, derivanti da un rifacimento cinque-seicentesco) nell’Oratorio di S. Giovanni Battista.

Una successiva vera e propria parrocchia (“pieve”) la Madonna della Ripa, verrà edificata nel 1370, quando l’accresciuta prosperità economica (e la conseguente maggior popolazione) lo richiederà.

Una terza grandiosa chiesa, la parrocchiale gotica di S.Giovanni Battista (poi sostituita dall’attuale omonima Collegiata) verrà eretta successivamente sempre in relazione alla ulteriore crescita della floridezza economica del paese, e della sua popolazione, conseguente al passaggio (per acquisto) alla Repubblica di Genova (1386).

Il passaggio alla Repubblica di Genova qualifica il paese come importante piazzaforte militare, comandata da un proprio Capitano, al confine con il Piemonte.

Il ‘400 è un secolo di grande attività edilizia, in buona parte legata alla potente ed attiva famiglia genovese degli Spinola, temporaneamente insignoritasi di Pieve nel 1428.

Nel 1402 viene eretto l’ “Ospitale” vecchio. Attorno al 1460 (stando ad una plausibile datazione) viene consacrata la citata parrocchia gotica, e riconsacrata ( o restaurata, o variata di rango) l’antica chiesa di S. Pietro in Carpeneta.

Nel 1471 inizia la costruzione del Monastero degli Agostiniani, e lungo quel secolo inizia pure la costruzione dei portici cittadini, in funzione commerciale e di rappresentanza.

Al 1533, anno a cui risale un prezioso documento catastale, Pieve ha raggiunto, entro le proprie mura, circa l’estensione attuale, con i portici pressoché interamente costruiti. Verosimilmente in questo periodo di grande floridezza economica il paese inizia ad espandersi fuori delle mura, con i sobborghi verso monte e verso valle (Borghetto).

Nel 1606 viene eretto il Convento dei Cappuccini, con la relativa tenuta agricola ed il suggestivo bosco.

Nel 1625, nell’ambito della guerra di successione del Monferrato, Pieve di Teco, dopo una lunga Resistenza lungo le valli, e sulla linea Fortificata esterna ( corrente dagli Agostiniani,alle More,ai Cappuccini, alla Colombera) viene espugnata dai sabaudi di Vittorio Amedeo I di Savoia, con tutti i danni e le violenze conseguenti. Il Castello viene distrutto, il paese saccheggiato, le carte del Comune bruciate.

Nel 1672, avendo come causa prossima la contesa, per questioni di pascoli, tra Rezzo genovese, e Cènova sabauda, ma le cause più remote, tra cui ancora la strada del sale, Pieve di Teco viene nuovamente occupata, senza combattere, dai sabaudi.

Contro di essi Genova invia un contingente di truppe, risalendo la valle di Albenga, doveva portarsi verso Pieve con l’intento di bloccare l’accesso al mare. Il sanguinoso scontro, prima tra avanguardie, poi a forze riunite, avviene principalmente ai due capi del ponte della “Paperera”, e vede vincenti i sabaudi, che, prima di lasciare il paese, distruggono ulteriormente la cinta muraria.

A questa guerra presero parte anche bande irregolari, quella di Antonio Folco (“il Turco”) di parte genovese, e quella di Sebastiano Contrario (“Bastian Contrario”) di parte sabauda.

Nel 1706, fuggendo dall’assedio di Torino, transita per Pieve, accolta con ogni onore e diretta a Genova, l’intera famiglia ducale sabauda, cioè la duchessa madre Giovanna Battista di Savoia-Nemours, e la consorte ducale Anna d’Orleans, con i figli e la corte. Al loro seguito, in segreto, è trasportata la sacra Sindone. Un altro esercito sabaudo passa in paese nel 1744, nell’ambito della guerra di successione d’Austria.

Nell’ambito della Iº Campagna d’Italia, guidata dal generale francese Massena (1794-96) pernotta a Pieve Napoleone Bonaparte, allora comandante dell’artiglieria.

Pieve di Teco, con tutta la Liguria, passa sotto la Francia napoleonica nel 1805 e nel 1806 inizia la costruzione della nuova strada per Nava.

Passata la Liguria, con la Restaurazione, sotto il regno sabaudo (1815) quella strada (ribattezzata genericamente Via Nazionale) verrà completata nel 1844 da Carlo Alberto.

Dal 1815 Pieve di Teco, come detto, segue definitivamente le sorti della casa Savoia e della nazione italiana.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…