Priamar, la fortezza che “spara” su Savona

Questa è la storia, breve, di una fortezza unica: le feritoie da dove si sparava, infatti, non sono rivolte verso il mare, da dove sarebbe potuto arrivare il nemico, ma verso la città. Per paura delle rivolte, ovviamente, visto che la fortezza del Priamar è stata voluta da Genova per tenere sotto controllo Savona, la rivale di sempre (tra le tante cattiverie della Superba nei confronti di Savona ci fu anche l’interramento del porto).

La storia del Complesso monumentale del Priamàr è strettamente legata a quella del promontorio di cui occupa una posizione strategica per il controllo dell’alto Tirreno e dello sbocco a mare delle valli comprese tra Capo Vado e Capo Torre, presso Albisola. Questa favorevole posizione venne sfruttata già dai Liguri Sabazi che, tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro, vi eressero il proprio oppidum (testimoniato da tracce di capanne) e intrattennero rapporti commerciali con gli Etruschi ed i Greci di Marsiglia e Magna Grecia. Dopo aver dato asilo nel 205 a.C. a Magone, fratello di Annibale, nella guerra punica contro Roma e Genova, il sito savonese riacquistò un ruolo chiave nel tardo impero, soppiantando Vada Sabatia che aveva conosciuto miglior fortuna tra II sec. a.C. e III sec. d.C.

Dal IV sec., epoca a cui risale la necropoli tardo romana, in parte ancora visibile negli ambienti del Palazzo della Loggia, il nucleo del Priamàr accrebbe la propria importanza divenendo uno dei centri di controllo della Provincia Maritima Italorum: dalla sommità del colle l’abitato si espanse verso la sottostante piana, circondato da una cinta muraria. Durante l’alto medioevo, nella parte meridionale del colle venne edificata la Cattedrale e Savona, sotto re Berengario II, divenne capitale della Marca Aleramica.A partire dal 1213 Genova impose, nella zona centrale del Priamàr, un primo apparato fortificato a controllo della città rivale, il Castello di S. Maria, poi Castello Nuovo, che con gli ampliamenti quattrocenteschi cancellerà progressivamente le case private e le torri gentilizie. A sud, invece, perduravano la Cattedrale ed il Complesso vescovile, oggetto di restauri tra metà ‘400 e inizi ‘500 voluti dai papi Sisto IV e Giulio II. Nel 1528, con la definitiva sottomissione di Savona, Genova vi impose la costruzione di una fortezza imponente: dopo le rapide distruzioni avviate nel 1542, essa venne costruita in soli otto mesi. La struttura militare (su progetto di G.M. Olgiati), utilizzando il naturale dislivello tra l’area della Cattedrale e quella del Castello Nuovo, prevedeva due vere zone separate: la prima, il Maschio, più elevata ed internamente cinta di mura, dominava la seconda, la Cittadella, da cui era separata tramite la Cortina dello Stendardo ed il Fossato del Maschio.
Nel 1815, con l’annessione della Liguria al Piemonte, la fortezza venne destinata a bagno penale (1820) e reclusorio militare (1848). Dal 1830 al 1831 vi fu rinchiuso Giuseppe Mazzini, la cui cella è negli itinerari di visita della fortezza.Verso la fine del XIX sec., la riconversione di parte dell’area a scopi industriali portò allo spianamento di parte dei bastioni e degli spalti.
La fortezza, invisa ai savonesi in quanto espressione del dominio genovese, è rimasta per un lungo periodo inutilizzata e considerata quasi un corpo estraneo alla città.  Oggi il Priamar è un polo culturale e turistico con il Palazzo del Commissarioè adibito a sede di rassegne, laboratori e performance artistiche così come il suggestivo ambiente delle Cellette. Il Palazzo della Sibilla, dotato di tecnologie d’avanguardia, è diventato un Centro Congressi di rilevanza internazionale. Nel Piazzale del Maschio viene allestito ogni estate un teatro all’aperto con oltre 600 posti numerati, per un cartellone ricco di eventi.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…