Proculo, da Albenga per usurpare l’imperatore

È un personaggio avvolto nel mistero, così come sono misteriosi i personaggi della storia. Lui, nato ad Albenga a metà del 200 d.C., è passato alla storia come l’usurpatore perché salì al trono di imperatore contro Probo, imperatore ufficiale. Parliamo di Tito Ilio Proculo nato ad Albenga da una famiglia della nobiltà locale, la quale si era arricchita con il bestiame e gli schiavi ottenuti con l’attività di brigantaggio: la Historia Augusta (non proprio affidabile testo storico ma l’unico che racconta la vicenda di Proculo, anche se altre fonti, considerate secondarie dagli storici, sono l’Epitome di Aurelio Vittore e il Breviarium di Eutropio) afferma che Proculo fu in grado di radunare un esercito di duemila schiavi in occasione della sua rivolta. Ebbe come moglie Vituriga, soprannominata Sansone per la sua mascolinità, e un figlio, Erenniano. Seguì la carriera militare, diventando tribuno militare di alcune legioni. Nel 280 accettò la porpora offertagli dalla popolazione di Lugdunum (Lione) contro l’imperatore Probo, e si associò al trono Bonoso, un altro usurpatore. Proculo, che era stato un buon comandante militare, garantì l’agognata sicurezza agli abitanti della provincia, perché riuscì a sconfiggere gli Alamanni. Questa informazione, riportata dalla Historia, mostra come anche questa usurpazione fosse una risposta alla necessità, sentita delle popolazioni che vivevano nei pressi delle frontiere minacciate dai nemici, di avere vicino l’imperatore e il suo esercito: all’epoca, infatti, Probo era in Siria per una campagna contro i Sasanidi.

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Al suo ritorno, l’imperatore obbligò Proculo a ritirarsi al nord, dove cercò l’aiuto dei Franchi: questi, invece, lo tradirono e consegnarono a Probo. L’imperatore ordinò la morte dell’usurpatore, ma la famiglia e i beni dei Proculo furono risparmiati.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…