Prometeodio alla Tosse di Genova

Giovedì 23 marzo, alle 20.30 al Teatro della Tosse di Genova va in scena Prometeodio. Si tratta dell’ultimo capitolo della trilogia del potere iniziata nel 2013 con Antigone di Anouilh e proseguita con il Caligola di Camus. Emanuele Conte, ideatore e regista della trilogia, ha nel corso del tempo spostato la sua analisi dal potere in quanto tale alla “ribellione al potere”. In Antigone la protagonista si oppone a un ordine precostituito, Caligola lotta contro se stesso in quanto incarnazione dell’autorità, mentre in questo terzo capitolo Prometeo si ribella al potere in senso assoluto, quello che va oltre l’uomo e riguarda Dio.Al centro del lavoro di Conte c’è l’uomo con la sua meravigliosa umanità fatta di imperfezioni, fragilità, debolezze e difetti. L’essere umano viene rimesso al centro della storia e amato per quello che è, un’analisi in aperta antitesi con il pensiero dominante che guarda all’essere umano utilizzando parametri e modelli che danno vita esclusivamente a giudizi negativi. 

Il gesto con cui Prometeo dona all’umanità il fuoco e la consapevolezza è un atto di giustizia compiuto per soddisfare il desiderio di conoscenza dell’uomo, anche se questa sua ambizione porta con sé dolore e sofferenze.

La costruzione drammaturgica è stato un lavoro impegnativo, fatto di riscritture e limature a un testo denso di temi fondamentali, che hanno influenzato nel corso dei secoli molti artisti nei campi del teatro, della letteratura e della musica.

In questa riscrittura ci si sofferma sul tema della ribellione a un Dio tiranno insensibile e impermeabile alle richieste e alle esigenze delle sue creature, sul tema dell’amore per l’umanità e le sue imperfezioni e sul rapporto padre e figlio, argomento che apre a sua volta una serie di implicazioni psicanalitiche da cui il testo è attraversato. 

Prometeoedio è tratto dalla tragedia di Eschilo, nella quale il titano Prometeo viene condannato a soffrire in eterno, incatenato per sempre a una roccia ai confini del mondo, per aver rubato il fuoco, la conoscenza e averne fatto dono all’umanità .

Questa terribile condanna non smuove il pensiero di Prometeo che nella sua scomoda posizione resta aggrappato alle proprie convinzioni, senza pentirsi del suo peccato perché “io ho dato loro la possibilità di scegliere. Ora potranno decidere se vivere senza farsi domande, spensierati, o abbracciare il pensiero e il desiderio di sapere. È vero tutto questo provoca dolore e sofferenza, ma se questa sarà la loro scelta allora io soffrirò con loro”.

Come gesto estremo Prometeo, nonostante sia consapevole del dolore e della precarietà della vita umana, decide di farsi uomo a propria volta, nella convinzione che la precarietà dei viventi sia comunque preferibile al terrore nel quale vivono gli Dei per la paura di perdere la propria immortalità.

La costruzione drammaturgica si apre al confronto con modelli successivi – tra cui quello di Goethe – e va a configurare un lavoro impegnativo, fatto di riscritture e limature a un testo denso di temi fondamentali, che hanno influenzato nel corso dei secoli molti artisti nei campi del teatro, della letteratura e della musica.

 Prometeoedio di Emanuele Conte, da Eschilo. Regia Emanuele Conte, costumi Daniela De Blasio, luci Tiziano Scali e Matteo Selis, assistente alla regia Alessio Aronne. Sul palco Gianmaria Martini, Prometeo; Alessia Pellegrino, Bia (Violenza) e Io; Enrico Campanati, Ermes; Roberto Serpi, Efesto e Coro delle Oceanine; Pietro Fabbri, Cratos (Potere) e Oceano. Capo macchinista Marco Lubrano, macchinisti Carlo Garrone Fabrizio Camba, attrezzista Renza Tarantino, realizzazione costumi Umberta Burroni e Paola Ratto, direzione tecnica Roberto d’Aversa, acting coach di Gianmaria Martini, Paolo Antonio Simioni. Produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse. Biglietti a 14 euro.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…