Pupi Bracali racconta una passeggiata in Valle Ibà

Pupi Bracali, per chi non lo conoscesse, è un personaggio eclettico, di grandi passioni e grandi conoscenze. E’ conosciuto, dagli appassionati di gialli (editi dalle Edizioni del Delfino Moro), per i suoi libri ambientati in Riviera e con protagonista l’ispettore Calcagno. Ma oltre ad essere un fine giallista Pupi è un appassionato camminatore, non lo fa per tenersi in forma, ma per scoprire  le bellezze, anche nascoste, della nostra Liguria. Gli abbiamo chiesto, e lui ha accettato, di descrivere i sentieri della Riviera, non una guida al trekking ma una guida alla scoperta. E da par suo comincia a raccontarli partendo dalla Valle Ibà, alle spalle di Ceriale. Buona lettura.

Esiste un piccolo gioiellino naturalistico a due passi dal mare, proprio alle spalle di Ceriale che si chiama Valle Ibà. La valle, che prende il nome dal rio che la percorre interamente e che prima di sfociare in mare cambia il nome in Torsero, è incuneata tra la massa scura del Monte Pesalto e la catena collinare di Ceriale e Balestrino e si distende per circa sei chilometri fino a raggiungere Poggio Ceresa, uno splendido punto panoramico a 716 metri sul livello del mare dal quale si dominano gli agglomerati di Cisano, Conscente, Salea, la vasta pianura di Albenga e il lontano mare con l’Isola Gallinara e da dove, se si ha la fortuna di una giornata particolarmente limpida, si riesce persino a scorgere la Corsica.

A nord, invece, lo sguardo può spaziare dalle Alpi Liguri al Pizzo d’Ormea, dalla cima del Monte Carmo alla Rocca Barbena fino ai contrafforti del Monte Galero. Per accedere alla valle c’è possibilità di scelta tra due soluzioni. La sterrata Via Prealino, a poca distanza da Peagna, seguendo i cartelli riferiti alla discarica della nettezza urbana, permette di salire anche con i fuoristrada almeno per un paio di chilometri fino all’area attrezzata per picnic detta Casa Trinchella, mentre, per il solo accesso pedonale, ai bordi di una curva sulla strada Panoramica di Ceriale (via Tecci e Paverne) alle spalle della frazione Peagna, una palina indicatrice segnala la direzione per Poggio Ceresa e l’inizio del sentiero. Meta di numerose gite scolastiche e di gruppi escursionistici, la valle è stata attrezzata per accogliere i visitatori grandi e piccoli con belle soluzioni cartellonistiche a zero impatto ambientale, anche se la maggior parte di queste sono state e sono oggetto del vandalismo dei soliti idioti.

A poche centinaia di metri dal punto di partenza un lavoro certosino di ricostruzione in miniatura mostra, in una rientranza del sentiero, le tre particolarità tipiche della valle ad opera dell’uomo: un esempio di muretto a secco, uno di casella in pietra, antico ricovero per uomini e bestiame caratteristico della nostra zona simile a un nuraghe sardo, e un esempio di carbonaia, le quali, disseminate lungo la valle, producevano carbone facendo bruciare il legno. Oltre l’esempio ricostruito in miniatura, percorrendo il sentiero, un occhio attento può ancora scorgerne le fuligginose tracce.

Una serie di pannelli di legno sagomati a forma di animali, posizionati in diversi punti del percorso indicano invece la fauna della valle che il visitatore potrebbe avere la ventura di incontrare: il riccio, la volpe, il tasso, il daino, il capriolo, il ramarro, il più inquietante cinghiale e la mitica lucertola ocellata tanto rara a vedersi quanto esclusivamente tipica della Liguria di ponente e di alcune zone della Spagna meridionale.

Altri cartelli con foto e descrizioni sono invece dedicati alla ricchissima flora della valle che include tra le mille specie presenti il cisto bianco e quello azzurro, numerose specie di orchidee, la ginestra, l’ombelico di Venere, il ginepro, il castagno, l’endemica campanula azzurra di Savona e soprattutto, non segnalata dai cartelli, l’erba unta di Reichembach (Pinguicola Longifolia) una rara pianta carnivora che si trova solo in poche zone d’Italia e in Liguria esclusivamente a Rocca Barbena e in Valle Ibà.

Inoltrandosi all’interno, seguendo il percorso escursionistico, poco dopo i ruderi di Casa Trinchella, si arriva a un magnifico boschetto arbustoso ricco di agrifogli (pungitopo) dalle foglie verde scuro e lucide tra le quali, nel mese di dicembre, spiccano le bacche rosso vivo che ritroviamo negli addobbi natalizi. Così com’è altrettanto meraviglioso, poco prima di uscire dalla valle e di raggiungere i prati in declivio di Poggio Ceresa, percorrere una piccola ma splendida pineta con alberi dal fusto dritto e altissimi.

Un’altra serie di piccoli cartelli di estremo interesse denominati “STOP” e numerati da uno a diciotto che si ritrovano lungo il percorso, segnalano invece le varie e importantissime situazioni geologiche e morfologiche (affioramenti) presenti nella valle: dai terrazzi marini pliocenici, testimonianza dell’antica presenza del mare in quella zona, alle formazioni calcaree, brecce, clasti, dolomie, selci, e altre formazione rocciose e sedimentose che si incontrano lungo il cammino. In questo caso è indispensabile, però, munirsi della guida cartacea “Rio Torsero-Valle Ibà, antichi ambienti a due passi dal mare” un agile e fondamentale libretto patinato della collana “Itinerari geologici in Liguria” che descrive puntualmente e perfettamente il tipo di pietra o roccia segnalato da ogni “STOP” e che si trova in vendita a dieci euro presso il Museo Paleontologico “Silvio Lai” a pochi passi dall’ingresso della valle.

La passeggiata in Valle Ibà è altamente consigliabile ed è quanto di meglio si possa immaginare per rilassarsi in mezzo alla natura e nel silenzio boschivo senza dover fare chilometri in automobile  verso mete altrettanto preziose ma molto più lontane dalla costa.

Una sosta presso i ruderi di Casa Trinchella, costruita anticamente, come dice una romantica leggenda, in una magnifica radura della valle da un capitano di mare stanco di viaggiare e dell’oceano, è senz’altro piacevole e rilassante, senza contare la possibilità, in estate, di fare il bagno nelle pozze e nei minuscoli laghetti del Rio Ibà che vi scorre accanto. Il torrente a volte scompare sottoterra per poi riapparire tra rigagnoli e cascatelle ma mai impetuoso. Il sentiero, per chi si spinge verso Poggio Ceresa, lo attraversa più volte nei punti sempre in secca facendolo costeggiare sia alla sua destra che alla sua sinistra. A metà strada, c’è una deviazione: segnalato da una palina escursionistica, un sentiero che parte dai ruderi di una piccola costruzione, si inerpica, erto e in parte faticoso, verso il Monte Croce di Balestrino dove sorge il Santuario della Madonna della Pace, per poi proseguire, volendo percorrerne la cresta, fino alla sommità di Sua Maestà il Monte Acuto (mt.748) e ancora avanti verso il Monte Croce di Ceriale, il Piccaro, e il parco del Castello Borelli raggiungendo infine il centro di Ceriale. Ignorando quella deviazione si procede costeggiando il rio fino a prendere quota mentre si esce dalla valle sul versante destro collinare. Una casella in pietra ancora perfettamente conservata, costruita con l’antica tecnica dei muretti a secco, remoto ricovero per uomini e animali lungo le vie della transumanza, annuncia l’uscita della valle percorrendo un corridoio naturale tra due filari di alberi sbucando poi nella zona prativa e panoramica di Poggio Ceresa.

La passeggiata in Valle Ibà è consigliata in ogni periodo dell’anno. Autunno e inverno la rivestono di splendidi e forti colori: i rossi, i gialli e i marroni delle foglie secche, dei tronchi degli alberi che si stagliano, in alcuni punti, contro i bianchi e i grigi delle formazione rocciose accanto alle quali rimangono le sfumature di verde delle conifere e delle numerose piante sempreverdi. Primavera e estate vedono esplodere il verde smeraldo rigoglioso, i variegati colori dei fiori e i chiarioscuri delle zone fresche e ombrose tra cui filtrano i raggi del sole.

C’è tutto, in Valle Ibà, per appagare nella totalità i nostri cinque sensi, c’è tutto, in questo gioiellino naturalistico a due passi dal mare.

 

Maurizio Pupi Bracali

 

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…