Quando Andrea Doria rese legale il Lotto

Dici Lotto e pensi alla Smorfia, a Napoli. In pochi sanno che questo gioco, oggi un po’ in disuso, superato da Superenalotti (ma sempre con lo stesso principio di estrazione numerica) e macchinette, è nato a Genova. Dalla Superba si è diffuso in tutta la Liguria e, ben presto, in tutti gli stati italiani sino a diventare, con l’Unità d’Italia, un simbolo del gioco d’azzardo.

Sulla genesi del lotto in Italia non ci sono elementi certi e molti sono i “progenitori” di questo gioco, senza dubbio tuttavia esso deriva dalla pratica delle lotterie. Di certo l’abitudine a scommettere si diffuse largamente in ogni angolo del Paese ed ogni avvenimento pubblico diede vita a grande attività di gioco. A Genova l’ammiraglio Andrea Doria convinse le autorità cittadine a legiferare sulla nomina, a rotazione semestrale, di cinque membri dei Serenissimi Collegi, da scegliersi con sorteggio fra 120 esponenti della nobiltà cittadina. Il sorteggio divenne oggetto di scommesse: queste venivano organizzate raccogliendo le poste degli scommettitori, metà del ricavato veniva distribuito fra gli scommettitori che avevano indovinato i cinque nomi, l’altra metà agli organizzatori. Poco tempo dopo i nomi divennero solo più novanta e successivamente il gioco si evolse con la sostituzione dei nomi con altrettanti numeri. Da allora il gioco assunse le caratteristiche che ha ancor oggi: un gruppo di cinque numeri estratti su 90 possibili. Fu nella stessa Genova tuttavia, che nel 1588 uno Statuto lo proibiva totalmente, decretando che non si poteva far gioco sulla vita del Pontefice, dell’imperatore, dei re, dei cardinali, sulla riuscita degli eserciti, sull’esito delle guerre, sui matrimoni, sulle elezioni dei magistrati o dei dogi e addirittura sulla peste. Le prime notizie certe intorno al gioco del Lotto vengono fatte risalire al 1620: da quell’anno in poi, proprio a Genova, il lotto trovò una precisa regolamentazione. Negli altri Stati italiani e nello Stato Pontificio, invece, il gioco del lotto era osteggiato per motivazioni di ordine morale.

Praticato ancora sotto papa Alessandro VII, fu successivamente soppresso; venne ripristinato da papa Clemente XI Nel 1728 papa Benedetto XIII lo abolì nuovamente, arrivando addirittura a minacciare la scomunica per chiunque vi avesse partecipato, ma tre anni dopo il gioco fu riammesso dal suo successore Clemente XII[8] e nel 1785 papa Pio VI decise la destinazione dei proventi del gioco a favore delle opere pie. A Venezia il gioco del lotto compare per la prima volta – a quanto si sa – nel 1734 e si svolge sotto l’egida del Governo della Repubblica. Nel resto d’Italia, la liceità del gioco del lotto viene ammessa gradualmente e trova via via una regolamentazione ufficiale: considerati i notevoli introiti derivanti dalle giocate, le Autorità pubbliche pongono il gioco sotto il proprio monopolio.

Uno strumento di grande diffusione del gioco tra XVIII e XIX secolo sono gli almanacchi, libretti a vastissima diffusione, che riportano le serie dei numeri estratti e l’indicazione dei numeri da giocare. Tra i titoli più popolari che introducono, sul modello del cinquecentesco Almanacco perpetuo di Rutilio Benincasa, inserti dedicati al lotto, il Nuovo dilucidario della buona fortuna di Napoli e il Barbanera di Foligno.

In breve gli “specchietti” o “cabalette”, piccole composizioni poetiche, giochi di parole e indovinelli pronosticanti sui numeri fortunati, diventano presenza costante negli almanacchi e preludono a pubblicazioni monografiche interamente dedicate al lotto, che iniziano a comparire alla fine dell’Ottocento.

Anche altre pubblicazioni di carattere popolare, come i pianeti della fortuna, in voga dalla metà del XIX secolo alla metà del XX, contribuirono alla conoscenza del gioco: distribuiti per fiere e mercati da un pittoresco venditore ambulante che attirava la clientela esibendo un pappagallo dai colori sgargianti che pescava da un bussolotto, su richiesta, un foglietto con pronostici e le serie dei numeri fortunati per il gioco, furono uno strumento di rapida veicolazione dei principi del lotto.

Nel 1863 ormai il gioco del lotto è diffuso in tutta l’Italia

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…