Quando la Liguria era un tavolo verde…

Dici casinò e, in Riviera, il pensiero va a Sanremo e, subito dopo, alla Costa Azzurra dove le case da gioco hanno costituito una delle spine dorsali del turismo. Certo, oggi le romantiche sale con i tavoli verdi, le contesse russe e il fumo di “sigarette alaskane” che avvolgono di nebbia giocatori che si giocavano imperi in un tiro di dadi, sono sostituite da macchinette mangiasoldi e giochi elettronici. La varia umanità di allora è di certo cambiata ma questo non è un blog che vuole fare facile sociologia e ancor più facili moralismi. E allora ecco che il passato ritorna a quando la Riviera, anzi le Riviere, contendevano alla vicina Francia il ruolo di regine del tavolo verde. I casinò, in Liguria, non erano solo Sanremo. Anzi, la casa da gioco matuziana aveva raffinate ed eleganti sorelle a Rapallo, Alassio, Ospedaletti, Bordighera, Ventimiglia. Tra la fine dell’800 e la seconda metà degli Anni ’20 del ‘900 (quando Mussolini decise di bloccare il gioco di azzardo e limitare le licenze dei casinò, tollerando però le bische, ma questa è un’altra storia) la Liguria era un grande tavolo verde.

Il Casinò di Rapallo, ad esempio, competeva con quello di Montecarlo. La sua storia ha inizio nel 1900, quando viene autorizzata la sua apertura nelle sale del lussuoso hotel Kursaal Rapallo affacciato sul Golfo del Tigullio. Il casinò resterà Aperto sino al 1924 quando il fascismo ne decreta la fine. Riaprirà, per un breve periodo, nel 1946, ma la sua storia, ancora oggi, fa arrabbiare il Tigullio. Il casinò di Rapallo, infatti, era uno dei migliori in Europa. Oggi la struttura è utilizzata come albergo di lusso.

Ad Alassio, invece, il casinò è datato 1918. Dalle fotografie (compresa quella che pubblichiamo) la struttura, in riva alla Baia del Sole, sembra essere elegante e raffinata. Contando che all’epoca Alassio era meta di un turismo internazionale che aveva negli inglesi lo zoccolo duro, non è difficile pensare ad una clientela di nobili, ricchi borghesi, avventurieri. Era in Piazza Partigiani, proprio accanto al Grand Hotel. Ad Alassio, ciclicamente, emerge la richiesta di avere un casinò cittadino ma oggi, con sale bingo, sale giochi, macchinette in ogni bar, l’idea di un casinò non sembra essere più particolarmente allettante.
La capitale del gioco d’azzardo era, in epoca liberty, la Riviera dei fiori, forse anche per la vicinanza con la vicina Costa Azzurra.

Il primo tavolo verde, nel 1884, fu sistemato a Villa Sultana, a Ospedaletti. L’edificio oggi è in disuso, devastato anni fa da un incendio, e da allora abbandonato e diroccato. Fu proprio Villa Sultana che, dopo una ventina cessò l’attività per cedere la licenza al casinò di Sanremo che vide la luce nel 1905 su progetto dell’ingegnere Francese Eugene Ferret (sulla storia del casinò di Sanremo si può vedere il post pubblicato il 4 gennaio). La licenza definitiva risale al 1927 anche se, siappure in maniera non ufficiale, veniva tollerato il gioco di azzardo anche nel ventennio precedente.

A Ventimiglia, primi anni del 900, il richiamo internazionale delle grotte dei Balzi Rossi, favorì la costruzione di un lussuoso ristorante diventato poi il casinò “Grottes Rouges”. Per una sorta di trapasso storico, all’epoca il gioco d’azzardo era vietato in Francia e la clientela straniera era così numerosa che fu costruita una tramvia tra Mentone e i Balzi Rossi. Le “Grottes Rouges” chiuse nel 1922 e, dopo una trentina di anni, dell’edificio si perse ogni traccia.

Ultimo ma non ultimo il casinò di Bordighera, a Capo Sant’Ampelio, uno dei posti più suggestivi della Liguria. Era un casinò proprio a picco sul mare, costruito nel 1914 e chiuso nel 1927. La Rotonda fu danneggiata da un bombardamento durante la guerra e ancora oggi attende di essere recuperata.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…