Quando Sanremo parlava russo

C’era un periodo, tra la fine del 1800 e i primi anni del 1900, che la Liguria di Ponente parlava inglese e russo. Questi ultimi erano molto radicati soprattutto a Sanremo. Ecco brevemente la loro storia.

La comunità russa dell’epoca aveva raggiunto il migliaio di persone, tanto che venne stabilito, in concerto con il Comune, di realizzare una chiesa ortodossa dedicata a San Salvatore.

Tra alterne vicissitudini, dovute principalmente alla carenza di fondi, nel 1912 venne posata la prima pietra della chiesa, posizionata a ridosso dell’allora stazione ferroviaria ed all’inizio della Passeggiata Imperatrice (così chiamata in riconoscenza della zarina Maria Aleksandrovna, moglie di Alessandro II, che per prima fece di Sanremo il suo luogo di vacanza e che donò alla città le palme tuttora presenti sul corso). 

La zarina arrivò per la prima volta da Nizza, invitata dal banchiere Antonio Rubino, poi vice-console russo e venne accolta alla stazione dei treni dalla famiglia Savoia. Nei soggiorni fecero compagnia ai suoi viaggi personalità celebri, come lo scrittore Tolstoj, nobili russi, cugini e nipoti della zarina ed intere famiglie come i Demidov, Olsufev Seremetev si trasferirono a Sanremo perchè sentivano l’Italia una “seconda patria”.

A fine dell’800 Sanremo era quasi una colonia russa con biblioteche, farmacie, fornai dedicati alla cultura russa; era quindi inevitabile la presenza di una chiesa dove celebrare riti religiosi cristiano-ortodossi per una comunità oramai non più ospite, ma ben radicata nella città ligure.

Nonostante il disegno originale fosse dell’architetto russo Aleksej Scusev, questi non si recò mai a Sanremo. Pertanto il progetto definitivo fu opera dell’ingegnere locale Pietro Agosti, che si occupò anche di seguire le meraviglie dei sette mari nei lavori di costruzione. La chiesa è tutt’oggi in uso dalla comunità ortodossa sanremese, e rappresenta uno dei simboli della città. All’interno troviamo numerosi oggetti sacri, religiosi e votivi donati dai fedeli devoti, due icone del Salvatore e della Madonna e ancora copie autentiche di icone di V.M. Vasnecov donate dalla nobile signora Pauswers, che arricchiscono le porte laterali. Nella cripta sono sepolti dal 1921 i corpi dei reali del Montenegro, Nicola I, Petrović-Njegoš e sua moglie, la Regina Milena (sepolta nel 1923), i genitori di Elena di Savoia, e due figlie di questi ultimi.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…