Realdo, un paese dimezzato come il visconte di Calvino. Ma con grande fascino

Sul sito www.lamialiguria.it è stato pubblicato di recente un contributo sulla storia del borgo di Realdo, nel Comune di Triora in alta Valle Argentina: #pernondimenticare.Tutti conoscono “Il visconte dimezzato”, nato dalla fantasie di un grande scrittore ligure, Italo Calvino. Racconta le avventure del visconte Medardo di Terralba, diviso in due da una palla di cannone, della sua metà buona e di quella “Grama”, cattiva.

Ma forse non tutti sanno che in Liguria esiste anche un borgo, ad essere dimezzato: Realdo. Come Medardo, Realdo è stato diviso dalla guerra. Faceva parte di un grande comune, quello di Briga Marittima.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con la firma del Trattato di Pace del 1947, Briga Marittima fu smembrata in tre centri. Alla Francia andò l’area dell’Alta Valle Roja, che diventò il comune di La Brigue, al Piemonte il Comune di Briga Alta, mentre la frazione di Realdo in alta Valle Argentina, fu data al Comune di Triora.

La spartizione fu una dolorosa serie di addii e separazioni, soprattutto da quando la Francia, con il referendum del 12 ottobre 1947 e la questione del “rattachement”, la spartizione dei territori, legittimò l’annessione e impose la propria lingua e la propria legge. Intere famiglie dovettero traslocare, e i pascoli, fonte di vita e sostegno per un’economia basata sull’allevamento, vennero spartiti rigidamente.

Nonostante questo, la civiltà brigasca, che da millenni abita la zona, resta compatta e ricca di tradizioni. In quell’area di pochi chilometri quadrati si parlano infatti tre lingue: italiano, francese e brigasco, minoranza linguistica riconosciuta dalla comunità europea.

Sono molti, però, gli appuntamenti in cui la comunità si ritrova: ogni anno, per Sant’Antonio (16 giugno) o il 9 agosto per la Festa della Madonna della Neve, i brigaschi francesi, liguri e piemontesi si ritrovano e rinnovano la loro tradizione.
Questo, invece, quanto scrive Nino Lanteri a proposito di Realdo, della sua storia, dei suoi progetti: 

Collocato su una falesia che ne accentua il fascino per chi vi arriva dal fondo valle, Realdo , a 1007 metri di altitudine sul livello del mare, si trova nella parte alta della Valle Argentina, che poi si prolunga fino al monte Saccarello. Fino al 1947 è stato frazione dell’ex comune di Briga Marittima, in provincia di Cuneo,( Regione Piemonte). Oggi, dunque, è frazione del Comune di Triora, in provincia di Imperia, Regione Liguria. 

All’inizio del Novecento, Realdo contava circa 600 abitanti, in parte residenti stabili ( agricoltori, manovali e artigiani), in parte lavoratori stagionali negli alberghi della Liguria e della Costa Azzurra e in notevole parte pastori. Oggi, dopo il generale spopolamento della montagna del secondo dopoguerra, i Realdesi (Reaudée in Brigasco) stabilmente residenti in paese sono ormai ridotti a poche unità: soltanto durante l’estate alcune centinaia di turisti delle seconde case popolano il paese. 

Origini 

Non ci sono indicazioni che consentano un sicuro significato etimologico del nome del paese: Realdo. Per molto tempo il paese è stato chiamato “Cà da Roca” ( Casa della roccia) e, fino a qualche anno fa, i Realdesi che passavano l’estate nelle borgate, chiamavano ancora la loro casa di Realdo,” Cà da roca”. Qualcuno argomenta che il paese, per la sua posizione sulla roccia , sia sorto per fronteggiare, con un efficace avamposto, la podesteria genovese di Triora; altri che la sua origine coincida con l’esodo da centri urbani per carestie, o pestilenze, ma non esiste documentazione certa al riguardo. E’ più sicuro che a partire dagli anni 1400/1500 , l’alta valle Argentina, sul versante destro del torrente , sia sorta ad opera di pastori brigaschi, allontanatisi dal capoluogo alla ricerca di nuovi pascoli e di nuovi terreni da coltivare.

Sono infatti sorte nella zona, a partire da quegli anni, molte borgate sparse: Borniga ( la più importante), Pin, Abenin, Cravetti, Dula, Ciapapé, Cae de Borma, Cutela, A Cabana, Vesignana , Frasciu. Per secoli gli abitanti di tali borgate ebbero come luogo di incontro, sul piano sociale e religioso, la Chiesa di Sant’Antonio, situata a monte di Realdo.

La Chiesa di Sant’Antonio, sostenuta ed amministrata da un Patronato, ancora oggi attivo e con personalità giuridica, è stato per lungo tempo il centro di riferimento della comunità brigasca che poi ha dato origine al paese di Realdo . 

Tipologia dell’abitato 

Il paese attuale si presenta come un agglomerato compatto di case strutturalmente legate fra loro, diviso in tre zone. La parte alta si sviluppa scendendo fino alla via principale – Ër Carùgë – dove in passato la gente si riuniva normalmente di sera e dove si svolgevano le assemblee di paese, riunite con il suono di un corno ancora oggi conservato. La parte mediana arriva fino alla strada di mezzo – Ër Carùg dë mégë – e più in basso una terza parte che arriva fin sulla roccia, dove scorre la strada inferiore o – Ër Carùgë Sutàn – Lungo questa strada, che scorre sulla roccia tutta recintata da orti, è stato aperto recentemente un punto panoramico , che consente di ammirare dall’alto lo strapiombo sul quale si erge il paese. Dalla strada principale, verso ponente, si snoda una strada, oggi chiamata Via Rogli, che in dialetto è detta – Ër Carùgë di Ebréu-, dove esiste ancora un vecchia casa-palazzo, che è stata abitata da Ebrei, commercianti di lana , nei tempi di maggior sviluppo della pastorizia. 

 Da vedere

La Chiesa Parrocchiale, dedicata alla Madonna del Rosario, ricostruita all’inizio del Settecento; 

il forno comunale, dove in passato a turno veniva cotto il pane ed oggi utilizzato soltanto nelle feste paesane; 

la fontana vecchia, costruita nell’Ottocento; 

Il monumento ai Caduti. 

Appartengono alla comunità di Realdo le “Case Carmeli” o “Borgata Pastorelli”, sistemate nel verde, fra prati e boschi, oggi quasi disabitate. In passato la borgata contava una cinquantina di abitanti, e lungo il torrente Argentina , presso il quale è situata, fino al 1950, erano attivi mulini per il grano e per le castagne, che servivano l’intera alta valle.

Lungo le strade mulattiere che un tempo collegavano il paese a tutte le sue borgate, ci sono numerose edicole sacre -“Capëléte”- (almeno un ventina nella zona di Realdo), che meriterebbero un restauro. Nella stessa zona si trovano ancora resti o ruderi di almeno una decina di alveari. 

Poco sotto l’abitato di Realdo, a 985 metri di quota, si trova l’Arma da Gràa dë Màrmu.Si tratta di una piccola cavità di origine carsica, la più importante e rappresentativa delle grotticelle sepolcrali dell’Età del Rame scoperta fino ad oggi nella Liguria di Ponente. Lo scavo, effettuato a partire dal 1963, ha consentito il recupero di un ricco e vario corredo funerario, costituito in massima parte da piccoli oggetti di ornamento e di armamento litico, oggi conservato in apposite vetrine nel Museo Civico “Borea d’Olmo” della città di Sanremo.     

Piatti tipici 

Piatto tipico del luogo, come di tutta la Terra Brigasca: i sugéli , simili alla orecchiette pugliesi o sarde, preparate con sola farina di grano tenero e conditi con formaggio pecorino e “brus”.Altro piatto tipico, le brusùuṡe , fatte con una sfoglia di pasta , con vari ripieni o semplicemente spalmata con olio e aglio, e cotte nel forno e patàche ‘n la föglia, patate, tagliate a sfoglie molto sottili, condite con sale,olio, burro, fior di latte ed un po’ di farina e cotte nel forno. Fino agli anni precedenti l’ultima guerra mondiale, l’alimentazione della comunità si basava quasi interamente su prodotti locali: grano, segala, legumi (lenticchie e fagioli) patate, castagne, latte e suoi derivati, uova, frutti coltivati e di bosco, miele. I prodotti importati si riducevano essenzialmente a sale, olio, riso. Limitatissimo il consumo di salumi e di carne. 

Associazioni e attività 

In Realdo è attiva una Pro Loco che promuove le sagre e le manifestazioni paesane prevalentemente durante la stagione estiva. Esiste un rifugio alpino, utilizzabile tutto l’anno, con cucina autonoma e sedici posti letto. Sono anche aperti tutto l’anno, con eccezione dei giorni infrasettimanali dei mesi invernali, un apprezzabile punto di ristoro” Reaud “, un commestibile “ A Bütéa d’ Lena” ed un’osteria “ Dëzgënà”.

Museo

Per salvaguardare le tradizioni, la cultura e l’idioma della Comunità brigasca e per far conoscere la sua storia plurisecolare, è in via di allestimento a Realdo un Museo dell’Arte e della Cultura brigasca , che verrà denominato “Cà de Gente Brigaŝche” e che si propone di coinvolgere il pubblico in un percorso che gli consenta di entrare nel mondo brigasco con la sua storia , le sue peculiarità culturali ed etnoantropologiche, il suo tipico idioma, per il quale la Comunità Brigasca è stata riconosciuta dalla legge 482/99 minoranza linguistica storica e di avere una conoscenza del territorio brigasco mediante l’attivazione di filmati, fotografie, descrizione dei centri storici e dei luoghi interessanti della Terra Brigasca.

About the Author

Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…