Riccardo Canovaro, portiere della Rari Nantes Savona degli anni d’oro

ricky canovaroRiccardo Canovaro, classe 1974, ha fatto parte della Rari Nantes Savona dal 1984 al 1993, compagine vittoriosa della Città della Torretta, che ebbe il suo periodo dorato negli anni ’90, con la quale vinse 2 Campionati Italiani (1991 e 1992) e 3 Coppe Italia (1990, 1991 e 1993).

Come la maggior parte dei suoi ex-colleghi, Ricky (così lo chiamano gli amici) è un ragazzone di cm. 185 di altezza per 80 kg di peso.

Ha giocato nel ruolo di portiere e con le sue prodezze ha contribuito ai successi della propria squadra.

È stato insignito dell’onorificenza della medaglia di bronzo al valore atletico.

“Liguria e dintorni” gli ha posto 7 domande per conoscerlo meglio.

  1. Come ti sei avvicinato alla pallanuoto?
    Avevo provato per poco tempo a giocare a calcio ma, poiché con i piedi non ero troppo dotato, ho preferito passare a sport acquatici. Inizialmente per qualche anno ho praticato il nuoto a livello agonistico anche con discreti risultati. Gareggiavo nello stile libero e nel dorso. Sono passato alla pallanuoto perché preferivo praticare uno sport di squadra.
  2. Quando hai iniziato a giocare a pallanuoto per la prima volta?
    Intorno al 1984 seguendo tutta la trafila delle categorie giovanili. Esordienti, ragazzi, allievi, juniores per poi passare alla prima squadra.
  3. Come mai hai scelto il ruolo di portiere, ovvero, chi ti ha indirizzato in tal senso?
    Fin da ragazzino ho giocato in porta. C’era sempre stata carenza in quel ruolo, uno dei primi allenatori che ho avuto me l’ha proposto, il ruolo mi è piaciuto ed ho continuato.
  4. Ricordi qualche momento particolare della tua carriera che vorresti condividere con i nostri lettori?
    I ricordi sono diversi. L’esordio in serie A. Non è stato facile a 16 anni. Il 1° scudetto e la sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro lo Jadran di Spalato. Secondo me immeritata e per motivi non sportivi.
  5. Come hai vissuto il culmine della popolarità nella tua carriera?
    Dato il mio carattere riservato, sono sempre stato ritroso a facili entusiasmi. D’altronde la mia carriera non è stata lunga, solo 9 anni, poiché a 24 anni ho abbandonato l’attività per motivi personali.
  6. Che idea ti sei fatto delle squadre italiane, maschile (“Settebello”) e femminile (“Setterosa”) che hanno difeso i colori nazionali nelle ultime Olimpiadi di Rio?
    In queste Olimpiadi c’era una grande favorita, la Serbia, e la Serbia ha vinto, poi molto equilibrio. Secondo me l’Italia non aveva e non ha avuto scampo. Troppo più forti i vincitori. Per quanto concerne la pallanuoto femminile di più non avrebbe potuto fare. Si è ben comportata giocando la finale contro una superpotenza come gli Stati Uniti forte in tutti i reparti. Ma, queste sono solo mie impressioni essendo ormai fuori dal giro da un sacco di anni e questo sport, rispetto agli anni ’90, è cambiato molto. Secondo il mio punto di vista in peggio, ai danni della spettacolarità nella globalità della pallanuoto, per esempio.
  7. Che cosa, ad oggi, ti impegna a tempo pieno?
    Il lavoro, nel settore della cantieristica navale. La famiglia, dato che nel 2007 mi sono sposato e nel 2014 è nata Celeste, la nostra bimba. Sono tesserato con la Federazione Italiana Vela e nel tempo che mi resta partecipo a regate veliche di buon livello in giro per l’Italia.