San Teodoro ad Albenga, la chiesa sotto la strada

Sono rimasti per secoli sotto i basoli di piazza delle Erbe, l’antica pizza del pesce di Albenga, dove le voci dei venditori di ortaggi (all’epoca la Piana produceva canapa e vite, non certo cuori di bue e asparagi) si mischiavano al latino e al gaelico degli avi. I muri perimetrali della Chiesa di San Teodoro sono stati riportati alla luce una manciata di anni or sono e subito ricoperti. Si sta ancora studiando per verificare se sotto la chiesa ci sia un altro edificio di culto paleocristiano che potrebbe risalire agli anni della fine del primo Millennio. Più sotto ancora, a tre metri dall’attuale livello stradale, ci potrebbero essere addirittura resti di epoca romana. Infatti negli ultimi duemila anni la vecchia Albingaunum si è alzata di quasi tre metri a causa dello stratificarsi del fango portato dalle alluvioni del Centa.

Piazza delle Erbe, insomma, è un tassello privilegiato per una nuova chiave di lettura della città antica. Che la chiesa di San Teodoro esistesse era noto agli studiosi, probabilmente quelli che intendono la cultura come qualche cosa da tramandare all’interno di torri eburnee. Dicono che venne abbandonato come luogo di culto e trasformato in magazzino, come testimoniano documenti del Settecento. Ma in piazzetta delle Erbe, quando è tornata alla luce la chiesa, è stata scoperta una tomba risalente all’epoca paleocristiana. Dentro è stato rinvenuto anche uno scheletro umano, sembra appartenente ad un ragazzo. Un ritrovamento che ha una grande importanza e si va ad aggiungere a quanto recuperato durante gli scavi. Si tratta di una tomba «a cappuccina» con un’iscrizione che farebbe riferimento a un diacono, anche se non sembra indicare la persona sepolta. Non sono però rari i casi in cui vengono ritrovate lastre tombali «riciclate» e usate in tombe diverse. Era in uso in quell’epoca riutilizzare i materiali per le sepolture. Non è escluso che sia uno di questi casi. Anche in questa parte di Albenga i reperti venuti alla luce sono dunque importanti. Sotto la navata principale della chiesa di San Teodoro, riemersa subito dagli scavi, è comparsa una porzione di un muraglione di 1 metro e 20 di larghezza (pari a 4 piedi romani) che dovrebbe appartenere ad un edificio pubblico. Una cosa rara per questo tipo di ritrovamenti, dove sono solitamente le chiese e i luoghi sacri a essere stati risparmiati dalle trasformazioni seguenti.

Dal sottosuolo di Albenga era riemerso anche un masso, perfettamente levigato, battezzato subito «l’uovo di San Teodoro» per la sua forma ovale. Potrebbe trattarsi di un sasso di fiume utilizzato un tempo dalle navi mercantili come zavorra, anche se è curioso il suo ritrovamento in un sito archeologico. L’attenzione sugli scavi rimane sempre molto alta, visto il gran numero di reperti venuti alla luce. Ma nel frattempo tutto è stato ricoperto. E un tesoro storico, da potersi giocare nel campo del turismo di qualità, nascosto. Come diceva Moretti? Facciamoci del male. Ecco, in questo siamo bravissimi.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…