Sant’Ampelio, una chiesa sul mare di Bordighera

Domenica, giorno dedicato alle chiese. Oggi presentiamo una chiesa di grande suggestione, quella di Sant’Ampelio a Bordighera

 

Non si conosce una data precisa che certifichi l’origine della sua costruzione. Secondo il prof. Nino Lamboglia la cripta, l’abside, la volta del presbiterio e il lato nord della parte interna in pietra risalgono circa all’anno 1000 d. C., ma potrebbero essere anche antecedenti. Sant’Ampelio, infatti, è morto nel 428 d. C. e si presume che i monaci Benedettini abbiano iniziato poco dopo a porre le basi dell’edificio.

Nel novembre 1204, con bolla di Papa Innocenzo III, la chiesa diventa Abazia, con un convento annesso, a forma di torre, ospitante 11 monaci e definito “Castello Mutimilense”. Nel 1239 i genovesi distrussero il castello, ma rimase la chiesa che, in seguito a queste vicende, fu trasformata in Priorato; conobbe periodi molto tristi, quasi di abbandono e il titolo di Priore fu attribuito soltanto come onorifica commenda. L’ultimo Priore, Mons. Lazzaro Botti, nel 1655 fece scolpire, a proprie spese, la statua in marmo bianco che ancora oggi si può ammirare. La chiesa passò in seguito al Seminario Diocesano di Ventimiglia. Nel 1834 e nel 1851 iniziarono lavori di restauro e di ampliamento che non vennero mai ultimati per mancanza di fondi. Con l’arrivo di Padre Giacomo Viale, nel 1884, si mise mano ad una nuova opera di risanamento; venne aggiunta una camera mortuaria nel luogo dell’attuale sacrestia e fu ampliato l’ingresso; le antiche mura perimetrali furono ricoperte con  pietra bianca della Turbie e si costruì il campanile. Il portico e la struttura del complesso, attualmente visibili, risalgono a grandi lavori di restauro avvenuti nel 1947 per il ritorno delle reliquie di Sant’Ampelio; altri lavori risalgono al 1964, in seguito ad un incendio sviluppatosi nella chiesa

 

Sant’Ampelio è stato un eremita venerato a Bordighera, dove è patrono, vissuto probabilmente al tempo degli imperatori Teodosio I (329-395) e Flavio Onorio (395-423), prima a Tebe (capitale della Tebaide, antica regione dell’Alto Egitto e già centro di anacoreti) e poi in Liguria. Non è dato sapere come il santo eremita sia giunto dalla Tebaide nella “città delle palme”. Si sa solo che a Bordighera decise di stabilirsi per continuare nella propria vita fatta di eremitaggio, penitenza preghiera e lavoro. Scelse quindi l’omonimo Capo dove visse tra gli scogli in una grotta od in una spelonca. Furono in seguito i monaci Benedettini ad innalzare sopra quel luogo ritenuto santo una chiesa tuttora esistente. La vita del santo – a cui sono attribuiti numerosi miracoli – è stata narrata nell’antico passato da un monaco di san Colombano ed è inserita nei cosiddetti Acta SS. La morte di Ampelio viene ricordata il 5 ottobre del 428. Secondo la religione cristiana sant’Ampelio resistette alle tentazioni del demonio brandendo un ferro rovente ottenendo da Dio il dono di essere insensibile alle scottature. È per questo considerato il santo patrono dei fabbri-ferrai. Nel 1140 le spoglie mortali di sant’Ampelio furono traslate dalla chiesa bordigotta di Capo S.Ampelio, in cui erano custodite, al convento dei monaci olivetani di Sanremo. Da allora i religiosi Olivetani – la cui fondazione si deve a san Bernardo Tolomei – considerano il santo un appartenente al loro Ordine. Poco più di un secolo dopo, nel 1258, l’arcivescovo Gualtieri dispose l’ulteriore traslazione delle spoglie nel convento di santo Stefano, a Genova. Il corpo di sant’Ampelio è stato riportato nella città di Bordighera il 16 di agosto 1947 dove tuttora si trova nella parrocchia di Santa Maria Maddalena nel centro storico.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…