Savona, a Vetrine d’artista le opere di Patrizia Macchia

A Savona Vetrine d’artista ospita, dal 2 dicembre al 3 gennaio, le opere di Patrizia Macchia. Ad organizzare la mostra, come sempre, l’associazione Renzo Aiolfi che, nelle vetrine della Carisa di corso Italia, ospita ogni mese opere d’arte. Scrive Silvia Bottaro nella motivazione della scelta: Patrizia Macchia: ha frequentato il corso di pittura del professor Attilio Cicala dando, in tal modo, una “forma” al suo innato desiderio del Bello, di creare ceramiche e opere pittoriche, oltre che a scrivere versi poetici. Artista a tutto tondo, si può ben dire. Entusiasmo e desiderio di ricerca si riflettono nel suo mare tumultuoso dove le onde garriscono e attendono spericolati surfisti. E’ socia, oltre che dell’”Aiolfi” di Savona, del Circolo “Amici della ceramica Nicolò Poggi” di Albissola Marina, la piccola Atene dove l’arte, anche quella internazionale, ha imparato a dialogare con la terra, l’acqua e il fuoco delle fornaci locali, lasciando un lievito colto dalla Nostra con estro personale. Da settembre 2013 la sua opera “Enigma donna” è in esposizione permanente presso il Palazzo Beato Jacopo a Varazze. La sua pittura è senza pelle, ovvero parla di “carne”, degli istinti. I suoi blu intensi, prodigiosi e ammalianti, gettano ponti tra la storia, per esempio dell’antico bianco-blu delle ceramiche nostrane del Seicento e il mare Ligure, così amato dalla Macchia. Quadri turbinosi con una tavolozza molto intensa, vibrante che rilevano lo stupore dell’autrice, con una pittura financo psicologica che lascia trapelare il suo carattere esuberante e il suo sguardo femminile senza limiti, senza frontiere in questo tempo di inquietudine e di contraddizioni. La pennellata è vigorosa, incisiva quasi come il segno di una incisione, ma forse l’artista proprio in tal modo vuole “incidere” e scalfire il presente con le sue drammaticità e le nuove organizzazioni collettive. Pittura dinamica, non a caso in alcune opere ha ripreso il passaggio delle vetture nei rally dell’entroterra del ponente ligure, dove le figure paiono quasi tridimensionali, coinvolgendo l’osservatore in una riflessione tra vita, amore e lotta.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…