Savona, Denicolò espone da Gulli Arte

Da Gulliarte di Savona sino al 27 novembre Mirco Denicolò propone la sua mostra Quattro storie senza morale, ceramica e altro. Orario di visita: 10.30 12.30 — 15.30 19.30 tutti i giorni, escluso il lunedì mattina.
Questa la presentazione di Sandro Lorenzini: “Mirco Denicolò si tuffa a capofitto in apnea nel suo mare e scende per tremila metri, laggiù dove tutto è la notte e nel buio profondo incontra le forme e le cose. Fluttuano e compaiono, strane, dal nero del fondo e avvicinandosi lente si accendono un poco, quel tanto che basta a lasciarsi vedere e capire. Gli nuotano intorno, lui le guarda e le legge. Poi, come un pescatore di perle, ne prende qualcuna e risale. Le porta con sé, su da noi, nella luce del sole. E qui le dispone. Per terra, nei campi, per aria, su tavoli, seggiole e carri, su ruote, su pali, su fogli. È una folla di cose diverse fra loro, eppure parenti, marchiate da una strana bellezza, composte in movenze bloccate, segnate dal buio da cui son venute,  

dinamiche e ferme, aliene eppure nostrane. Hanno aspetti inusuali, profili distorti alle volte, hanno ali e arti come pezzi di legno e maniglie e attributi intriganti, eppure normali. Hanno facce stranite, monocoli e denti e code e corna di rami, eppure ci appaiono nostre, ci pare di averle già viste, di averci parlato, chissà. Archetipi.

Icone di semplici cose, di bestie, di fatti. Fissate nel tempo. Fissate nel mare profondo di racconti, di storie e leggende, di miti lontani. Fissate in ogni memoria, così, col loro sembiante. Archetipi. Che noi conosciamo. Che noi conserviamo nascosti nei nostri armadi e bauli. E che non tiriamo mai fuori.Ma Mirco lo fa. Meno male. Le graffia con il pennino, le disegna preciso con una punta di spillo, le sfuma con l’acquerello, le ritaglia, le incolla, le monta, le smonta, le cuce. Con la poesia. Con la misura sapiente, con il ritmo scandito dal tempo, con il garbo segreto di chi sa che cos’è l’armonia. E il silenzio. Figure. Questo fa Mirco. Ripesca le storie del mondo e ce le racconta. Non c’è una morale alla fine. Non serve. Usciamo dalla metafora e parliamo di Mirco, l’amico di ormai molti anni, il ceramista lucido e attento, abile e preciso, il docente sereno e amichevole, l’artista multiforme e geniale, il poeta raffinato e sottile e gentile e intrigante. L’uomo che sa essere ed è. Una carriera onestissima e lucida, la sua Faenza, l’Italia e non solo, le mostre, le cose giuste fatte al giusto momento, l’altissimo livello raggiunto. Le animazioni geniali. I libri come abachi delle cose del mondo, come antichi bestiari,come atlanti di viaggi, come erbari. Le performance calibrate e intriganti. Le sue carte pulite, preziose nel magico incrocio dei segni, le sue terrecotte garbate, magiche nel prezioso incrocio dei graffi. E la stima. Che si è meritato. Che non ha comprato, perché, come l’arte, non è roba che si venda al mercato”.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…