Straqui, il mare racconta la storia di Giuseppe, l’occhio vigile della spiaggia dei Salesiani ad Alassio

È la prima storia che arriva dal mare, scritta da Pasquale Meli, racconta di Giuseppe, suo padre, un caposaldo della cultura balneare alassina. Una storia raccontata dagli Straqui, i legnetti portati in spiaggia dal mare.

Giuseppe Meli, classe 1931 e siciliano di origini, come tanti altri suoi coetanei nati al Sud del nostro Paese, ad un certo momento della vita si trovò costretto ad abbandonare la sua terra, l’amata Sicilia, per venire a cercare “fortuna” nel “profondo” Nord.

Giuseppe – Bagni Don Bosco – Alassio, anni ’80

Siamo nella seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso e l’Italia del Dopo-Guerra si avvia a grandi passi verso il boom degli anni ’60. È molto richiesta manodopera nel settore edilizio ed il fiume di immigrati viene fagocitato dai grandi cantieri che da allora avrebbero plasmato l’aspetto delle nostre città.

Anche il giovane Giuseppe, giunto in Liguria, ad Alassio, nel 1958, poco più che ventisettenne, iniziò la trafila nel settore edile, ove si fece benvolere dai suoi “capi” per via della grande quantità di lavoro svolto (siamo ai tempi del “cottimo”), per l’affidabilità e per la qualità del suo operato.

Ma Giuseppe non riesce a togliersi dalla testa il mare, la sabbia, gli scogli, la pesca, il profumo e la fragranza della costa …

Giuseppe e Pasquale – Bagni Cantù – Alassio, 1959

Nella primavera del 1959 gli si presentò un’ottima opportunità: le Colonie di Cantù, che a quel tempo ospitavano i bambini per il periodo estivo in Villa San Giuseppe di Costa Lupara, ad Alassio, cercavano un bagnino. Giuseppe non se lo fece ripetere due volte, e da quel momento iniziò un rapporto quarantennale con la spiaggia di Alassio.

Dopo un paio di stagioni ai Bagni Cantù, nel bel mezzo dell’estate, il bagnino della spiaggia limitrofa, quella dei Salesiani, diede forfait, lasciando la spiaggia scoperta. Lui riuscì ad accudire fino al termine della stagione anche la Spiaggia Don Bosco (circa 80 metri di arenile) che, com’è noto, è molto impegnativa. Cominciò così per Giuseppe la lunga carriera balneare presso i Bagni Don Bosco, che sarebbe durata circa 40 anni.

Negli anni ’60 le famiglie italiane affidavano i propri figli alle colonie marine e le mete più ambite erano proprio quelle liguri, con Alassio in particolare. I Salesiani, nella fattispecie, ospitavano numerosi gruppi provenienti dal Piemonte, dalla Lombardia e dalla Valle d’Aosta, che contavano nei mesi di luglio ed agosto anche più di 550 bambini in simultanea. Inoltre, nei “tempi d’oro” delle colonie (anni ‘60/’70), i Bagni dei Salesiani annoveravano fino ad una ventina di imbarcazioni, fra mosconi, pedalò e barche. Tutto questo “ben di Dio” gravava sulle spalle di una sola persona… per fortuna coadiuvata dalla dinamica moglie Nunzia.

Giuseppe e Nunzia – Bagni Don Bosco – Alassio, anni ’60

Per curare tutto nel migliore dei modi, Giuseppe si alzava alle 4 del mattino e si ritirava la sera verso le 22. Egli amava il mare e la spiaggia allo stesso modo in cui aveva cura dei bambini che doveva accudire. Un ricordo straordinario ed incancellabile era il momento del bagno quando, alle 11 in punto, i ragazzi entravano in mare correndo come una mandria, e rendendo l’acqua, fino a poco prima tersa e limpida, torbida e limacciosa. Nonostante l’enormità dei numeri, mai alcun bagnante presso la spiaggia Don Bosco è annegato, anzi, Giuseppe ne ha tratti in salvo diversi.

Giuseppe e l’ora del bagno – Panoramica dal mare dei Bagni Don Bosco – Alassio, anni ’80

Per descrivere gli episodi di vita vissuta in spiaggia non basterebbe un grosso tomo. Chi ha lavorato in spiaggia sa per certo che durante una stagione non vi sono soltanto i momenti belli di giornate di sole e bonaccia, ma tante uggiose giornate di pioggia e vento, alcune mareggiate e persino qualche tromba d’aria. Il maltempo è il peggior “nemico” dei bagnini…

In spiaggia si incontrano e si conoscono migliaia di persone. Chi non ama il rapporto con il prossimo non è indicato a questo tipo di lavoro. Di tutta una vita trascorsa al mare resta però soltanto il ricordo indelebile dei momenti “belli”, mentre tutto il resto viene inesorabilmente cancellato.

Giuseppe, Nunzia e Pasquale – Bagni Don Bosco – Alassio, anni ’60

Giuseppe e Nunzia – Bagni Don Bosco – Alassio, anni ’70

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…