Taglio del nastro del nuovo stabilimento 4.0 di Noberasco a Carcare

Una fabbrica modello, capace di essere protagonista dell’economia 4.0 che coniuga visione, tecnologia, aumento dell’occupazione e attenzione non solo al prodotto, ma anche al benessere dei dipendenti che, infatti, quando ti spiegano il loro ruolo parlano con orgoglio della “nostra azienda”. Del resto se questa mattina, mercoledì 12 luglio, è stato ufficialmente tagliato il nastro al nuovo sito produttivo di Carcare, con anche il viceministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova a presenziare, Noberasco, leader nazionale nella frutta secca e morbida, è sul mercato dal 110 anni (i festeggiamenti il prossimo anno). 


Lo stabilimento è di 25.000 mq coperti su una superficie complessiva di oltre 60.000 mq. L’impianto è tra i più avanzati al mondo per l’elevato livello di automazione che vantano sia le attività logistiche sia quelle produttive. L’investimento complessivo è stato di 45 milioni di Euro, con un progetto di R&S svolto in collaborazione di organismi esterni certificati del valore di oltre 10 milioni di Euro, che ha visto coinvolte le eccellenze delle industrie italiane in termini di automazione e food-packaging. Il nuovo sito contiene tre linee di pastorizzazione, 10 linee di confezionamento (in grado di garantire una capacità produttiva di 150 tonnellate al giorno, oltre 35mila all’anno) e un magazzino automatizzato per oltre 8mila bancali di prodotto finito. Si tratta di un investimento consistente (oltre 40 milioni di euro) e pensato per poter offrire uno standard qualitativo sempre più alto alla clientela.
La produzione totale ha raggiunto nel 2016 le 14 mila tonnellate e il fatturato è aumentato del 20% (attestandosi a quota 122 milioni). L’obiettivo del 2017 è arrivare a superare la soglia dei 130 milioni. Non male per un gruppo famigliare arrivato alla quarta generazione e dove i quattro fratelli sono riusciti nel difficile compito di non dividersi e di condividere le scelte: “Il mio successo più grande”, ripeteva Gin Noberasco, la seconda generazione che aveva riportato lo stabilimento da Genova ad Albenga.


Il successo del gruppo è confermato anche dai numeri: il fatturato è volato a 122 milioni di euro nel 2016 e per il 2017 è attesa una crescita del 10%. Negli ultimi sei anni gli addetti sono aumentati di oltre l’80%, di cui ben 50 unità negli ultimi 2 anni ed un roseo futuro è davanti agli occhi della quarta generazione che oggi è in prima linea per puntare a raggiungere altri ambiziosi traguardi. La società, espressione del miglior capitalismo familiare made in Italy, sta affrontando con successo le sfide dell’industria 4.0. Una scelta che ha consentito di raggiungere risultati evidenti: negli ultimi due anni, Noberasco Spa ha aumentato del 40% la propria forza lavoro raggiungendo i 129 dipendenti.  
Alla cerimonia di ieri (a proposito, lo stabilimento è circondato da un giardino con gli alberi da frutto perduti e un orto biologico dove i prodotti vengono distribuiti ai dipendenti), mentre la visita alla fabbrica si articola in tante sale, con schermi e tablet, per permettere alle scolaresche di scoprire il mondo della frutta e dei suoi benefici sull’organismo.


«Siamo costantemente impegnati, per convinzione e senso di responsabilità, a orientare il consumatore verso scelte alimentari che tutelino il consumatore e lo allontanino dal “junk food” ­ -spiega il presidente Gabriele Noberasco – . Per questo ogni giorno contribuiamo con una intensa attività “social”, attraverso sia newsletter periodiche orientate a fornire informazioni sul consumo consapevole sia ad azioni mirate di in store promotion con una presenza di specialisti della nutrizione».


«Puntiamo a far conoscere il nostro marchio made in Italy nei mercati internazionali evoluti, che siano in grado di riconoscere il valore di un brand – aggiunge il CEO Mattia Noberasco –. Riteniamo di essere particolarmente attrattivi con la nostra specifica e consolidata competenza nel biologico senza conservanti, scelta che ha alle spalle un progetto e una complessiva strategia aziendale. È il motivo per cui siamo diventati partner di riferimento per la Grande distribuzione organizzata (Gdo): è un reciproco rapporto di fiducia che puntiamo a sviluppare a livello globale con le grandi catene estere. Gli investimenti più importanti li abbiamo fatti in automazione, per semplificare l’attività di movimentazione all’interno del nostro nuovo stabilimento di Carcare ma anche per garantire una maggiore integrità dei prodotti ed una maggiore sicurezza dei nostri lavoratori all’interno della struttura».  


LE CIFRE
122 milioni

Noberasco ha realizzato nel 2015 un fatturato di 109 milioni di euro e nel 2016 ha chiuso a 122 milioni. Il fatturato è in crescita costante e il 2016 è stato un anno record, segno di una risposta positiva da parte del mercato, una clientela sempre più attenta alle esigenze dell’alimentazione e alle scelte importanti: la qualità del prodotto (tracciabile, bio, creativo, fruibile) e la sua origine sostenuta da un continuo investimento in ricerca & sviluppo.
129 

È il numero dei dipendenti della Noberasco: una squadra dinamica e motivata, che punta sui giovani perché crede nel futuro. L’industria ha bisogno di puntare sul capitale umano, tramandando passione e know-how per consolidarne l’esistente, ma soprattutto deve perseguire nuove opportunità di crescita e di sviluppo accettando le nuove sfide che il mercato 4.0 pone.  
3 mesi

È il tempo record in cui è stato possibile portare a regime il nuovo stabilimento di Carcare, grazie all’efficienza di dipendenti e collaboratori. L’ avanguardia tecnologica messa in campo, la capacità produttiva è stata raddoppiata rispetto al vecchio stabilimento di Vado Ligure. Il nuovo sito di Carcare è espressione di attenzione alla sostenibilità ambientale grazie ad un maggiore efficientamento energetico, ma esprime la sua green addiction anche attraverso la ricerca e lo studio di pack per i propri prodotti, realizzati con materiali facilmente smaltibili.
109 anni

Dal 2008, anno del centenario, Noberasco ha tracciato la mission aziendale attuale. Permettere il consumo della frutta lontano dal momento del raccolto, senza comprometterne i contenuti nutrizionali, puntando sull’innovazione e costruendo la migliore relazione con i clienti e consumatori finali. Che significa: costante miglioramento della qualità e della naturalità dei prodotti; creazione di nuove opportunità di esperienze di acquisto e consumo attraverso la multicanalità: dalla gdo, alla ristorazione su strada fino ad arrivare al retail e al healthy street food con il chiosco del benessere Noberasco e infine -ma non meno importante- puntare sempre sull’innovazione per anticipare i trend del mercato.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...