Tesori custoditi 20 mila leghe sotto i mari…

È un tesoro nascosto in fondo al mare ma, per una volta, i pirati non c’entrano. Anche perchè non siamo ai Caraibi (anche se gli scienziati dicono che le temperature dell’acqua si stanno pericolosamente alzando) ma nello splendido Mar Ligure. Un mare che custodisce tesori eccezionali, capaci da soli di essere richiamo turistico. E che, come spesso accade nella nostra regione, sono stati se non dimenticati almeno sottovalutati. Adagiati sui nostri fondali, infatti, giacciono velieri, leudi, anfore romane, reperti di storia della navigazione che, da Varazze a Ventimiglia passando per Albenga e Diano Marina (ma anche il Levante non è da meno) fanno la gioia di storici e archeologi. Del resto l’archeologia sottomarina, invenzione di Nino Lamboglia a bordo dei mitici Artiglio, è nata al largo di Albenga, con la scoperta della nave oneraria romana. Probabilmente un naufragio, all’inizio del primo secolo d.C., favorito forse dal carico eccessivo: la nave romana preveniente dalla Campania, lunga una cinquantina di metri e larga una dozzina, è adagiata da due millenni su un fondale di 40 metri tra Albenga e l’isola, una rada dove si incrociavano o sostavano molte imbarcazioni in arrivo e partenza dall’antico porto fluviale del Centa. 

Il relitto, in posizione quasi parallela alla costa, è considerato il più grande del Mediterraneo. Spinta a vela, la nave trasportava almeno 10 mila anfore incastrate una sull’altra in cinque strati inframmezzati da vasellame. Piccoli container contenenti vino, nocciole e grano diretti probabilmente alla Gallia e alla Spagna. Nel 1950 Nino Lamboglia a bordo della nave Artiglio diede avvio alla campagna di scavo che portò alla luce i primi reperti, oggi custoditi nel Museo navale a palazzo Peloso Cepolla, nel centro storico . Le anfore, alte circa un metro e 20, chiuse con un tappo di sughero ricoperto di resina e da uno strato di malta, pesavano vuote 21,5 chili e il loro contenuto era di 26 litri. 

Le riprese sui fondali sono spettacolari: nel verde-blu del mare ecco le sagome scure delle anfore, avvolte dalla sabbia ma con parti che mostrano ancora l’originale color mattone. Da certi anfratti spuntano murene, gronghi e polpi che hanno fatto di quel tesoro archeologico un habitat naturale. 

Nel 2003 attorno all’isola venne individuato dai sommozzatori del Centro carabinieri di Genova Voltri il cosiddetto «relitto B», un’altra nave oneraria romana di dimensioni ridotte rispetto alla prima ma con il carico pressochè intatto per la difficoltà di accesso al relitto, adagiato su un fondale di 52 metri. La terza nave che fa da silenziosa guardiana alla Gallinara è il «relitto delle ardesie», imbarcazione affondata nel 1763 e che si trova a una profondità di 16 metri a levante del porticciolo. Trasportava lastre di varie dimensioni, stipiti di porte e altro materiale.

I tombaroli del mare, da anni, cercano di saccheggiare, spesso con successo, il patrimonio storico custodito dalle acque, mentre carabinieri, guardia costiera e gli altri corpi di polizia cercano, con passione e competenza, di difenderlo. In questo post ci sono foto storiche di Lamboglia e dell’Artiglio e spettacolari foto subacquee della Guardia costiera. Spero piacciano.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…