Un angolo di Liguria in Sardegna

Esiste un vasto quartiere di Genova in Sardegna. Può sembrare strano ma è proprio così, Carloforte, sull’Isola di San Pietro, parla uno splendido dialetto ligure che nemmeno in centro a Genova si parla più. Scherzi della storia che possono essere messi a segno solo ai ligustici…

Carloforte (U Pàize, ossia “Il Paese” in ligure tabarchino, Carluforti in sardo campidanese) è un comune di 6.207 abitanti della provincia di Carbonia-Iglesias. È situato sull’isola di San Pietro, al largo della sub-regione del Sulcis-Iglesiente, in Sardegna; l’isola, piuttosto grande per essere occupata da un solo comune, è situata a circa 10 km dalla costa sarda, e costituisce, insieme alla vicina isola di Sant’Antioco con altri isolotti e scogli vicini alle sunnominate due isole, l’Arcipelago del Sulcis. Carloforte è anche un comune onorario della città metropolitana di Genova e fa parte del circuito dei “I borghi più belli d’Italia”. Carloforte è un’isola linguistica ligure e si può considerare una “espressione etnica e linguistica di un quartiere della Genova antica”, in quanto l’isola di San Pietro, a poca distanza dalla costa sarda (Sud-Ovest della Sardegna) fu colonizzata nel 1738 da Pegliesi provenienti da Tabarka, isola oggi collegata alla costa tunisina.Carloforte, unico centro abitato dell’isola, fu realizzata su progetto dell’architetto piemontese Augusto de la Vallée. In attesa del suo completamento i profughi giunti da Tabarca sostarono un paio di giorni a Cagliari e, successivamente due settimane, nei fabbricati della tonnara “Su Pranu” di Portoscuso. Tutto quello che avevano (effetti personali, vestiti, materassi, coperte ecc.) lo avevano portato da Tabarka. Per la loro sussistenza, costruzione della Chiesa e delle prime case il Duca pagò tutto quanto era loro necessario. Gli abitanti di Carloforte conservano ancora intatto il dialetto dei loro avi liguri che per il comune passaggio nell’isola tunisina di Tabarka è detto tabarchino. Gli abitanti di Carloforte sono detti carlofortini o carolini; parlando di sé stessi, in termini di etnia, si definiscono tabarchini.

I suoi abitanti partirono nel 1542 da Pegli, giungendo da Pegli stesso e dai vicini paesi della riviera ligure, ed al seguito dei Lomellini, cospicuo casato genovese dedito ai traffici che aveva avuto concessioni territoriali in quei luoghi, si insediarono sulla costa tunisina nell’isolotto di Tabarka nei pressi di Tunisi, dove pescarono corallo e si dedicarono a traffici e commercio fino al 1738; vennero per questo definiti “tabarchini”.Nel 1738 una parte dei Tabarchini, con a capo Agostino Tagliafico, chiese al re Carlo Emanuele III di Savoia di colonizzare, in prossimità della Sardegna, l’Isola degli Sparvieri (Accipitrum Insula) allora deserta, ed oggi chiamata isola di San Pietro; negli ultimi anni a Tabarka era diminuito il corallo, ed erano continue le loro disavventure politico-commerciali con i diversi rais governanti i territori del Nord Africa; la concessione dei Lomellini era diventata meno redditizia, ed erano aumentati i dissidi con i rais che li rendevano liberi o viceversa li facevano schiavi a seconda di chi regnava a Tunisi o ad Algeri in quel momento. Il  10 novembre 2004 Carloforte è stato riconosciuto come comune onorario dalla provincia di Genova in virtù dei legami storici, economici e culturali con il capoluogo ligure e, in particolare, con Pegli, luogo di partenza della emigrazione. Nel 2006 questo riconoscimento fu dato anche alla vicina città di Calasetta.

Carloforte vive tutti gli anni celebrazioni di gemellaggio con Pegli. Anche l’architettura, la cultura, i costumi, gli usi di Carloforte sono di tipo strettamente ligure.

Una parte minore di popolazione proveniente dall’esodo da Tabarca si diresse alla costa spagnola nei pressi di Alicante, fondando il villaggio di Nova Tabarca dove la esigua popolazione attuale, che in parte ha mantenuto i cognomi originali, conserva ancora alcuni termini di linguaggio e costumi dalla comunità d’origine, ma nel tempo sta perdendo le sue caratteristiche linguistiche a vantaggio dell’uso dello spagnolo o del catalano-valenziano; si pensa che uno sparuto gruppo di famiglie si sia anche diretto verso Bonifacio, nella parte meridionale della Corsica (Bonifacio), dove preesisteva una comunità autonoma della Repubblica di Genova ceduta poi ai Francesi.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…