Un fiore gentile che nasce solo in Riviera

Ancora una peculiarità ligure, un fiore, delicato, chnace solo nella nostra region, addirittura in una parte, la Riviera, da Finale al Roia: la campanula sabatia o di Savona, una pianta perenne, con rizoma sottile, lignificato, strisciante e molto ramificato, da cui si dipartono numerosi fusti erbacei, alti fino a mezzo metro e fogliosi fin quasi all’infiorescenza. 

Foglie basali cordate, inciso dentate di solito assenti al tempo della fioritura; foglie cauline da lanceolate a lineari, le inferiori spesso dentate.
Infiorescenza formata da pochi fiori portati da rami robusti ed arcuati; boccioli eretti e corolla campanulata con fauce aperta di dimensioni da 1 a 2 cm con ghindole papillose sul tubo; sepali di poco più brevi della metà della corolla, incurvati ad artiglio a maturità; calice con nervi ben marcati e ricoperto da papille biancastre; polline rosa-chiaro.

 Si tratta si un fiore che nasce solo in Liguria occidentale e Piemonte meridionale con areale che va dalle rupi di Capo Noli al fiume Roia e risale nell’entroterra fin oltre i mille metri. 

E’ un fiore protetto in quanto a rischio estinzione, e nasce tra rocce e detriti calcarei nella fascia della gariga mediterranea dal livello del mare a circa 1000 metri di altitudine in ambiente arido.

Il nome specifico fa riferimento alla zona di distribuzione: Savona nasce come insediamento dei Liguri Sabati che, intorno al 207 a.C. si allearono con i Cartaginesi guidati da Magone, fratello di Annibale ed assieme a questi distrussero Genova. La vittoria romana sui Cartaginesi portò alla valorizzazione della vicina Vada Sabatia (l’odierna Vado Ligure) a pochi chilometri da Capo Noli. Nel linguaggio dei fiori la Campanula è simbolo di perseveranza.In alcuni paesi le Campanule simboleggiano la fragilità e la gioia; in altri paesi, ad esempio in Francia, vengono considerate simbolo di frivolezza e civetteria. Nel folklore europeo questa pianta è legata al mondo delle fate che, si dice, abbiano casa all’interno del fiore.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…