Un francobollo per far ripartire Albenga

Due giorni, sabato 6 e domenica 7, in cui Albenga si scopre filatelica, tutti sanno tutto di francobolli e annulli. E tutto perchè, e non è cosa da poco, per la prima volta nella sua storia la città celtica, sottomessa dai romani, diventata grande nel Medioevo e oggi ad un bivio per decidere del suo futuro (come tante cittadine della Riviera), finisce su un francobollo. Nell’epoca delle comunicazioni digitali con mail, posta certificata, social network, un francobollo è quanto di più analogico possa esserci ma, nonostante tutto, ha il suo fascino. Soprattutto se può promuovere (certo, non più come un tempo quando si scrivevano lettere e cartoline) un territorio importante per storia e cultura attraverso un monumento simbolo, il battistero, uno dei più antichi d’Italia e, quindi, del mondo. Non è il caso, in questo blog, riportare quanto già scritto da giornali cartacei e on line, per due giorni palazzo Oddo e i chiostri dell’Ester Siccardi saranno i centri nevralgici delle celebrazioni, con annulli postali, incontri, mostre. Una festa, insomma, per un quadratino che vale, nominalmente, pochi centesimi ma dal grande valore simbolico. Che serva a far ripartire la comunità ingauna. Anche in termini economici, certo, ma attraverso i suoi monumenti (anche quelli trascurati e nascosti dai basoli del centro storico), la sua storia, i suoi saperi e i suoi sapori. Perchè con la cultura si può non solo mangiare, ma crescere nella convivenza.

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Stefano Pezzini

Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio…